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	<title>Centro Athena Napoli &#187; InformAthena</title>
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	<description>Centro Medico ed Estetico</description>
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		<title>Ergonomia al lavoro: come organizzare la postazione per prevenire dolori muscolo-scheletrici</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 09:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[centroathena_admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[InformAthena]]></category>
		<category><![CDATA[ergonomia]]></category>
		<category><![CDATA[postazionelavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Trascorrere molte ore seduti davanti al computer può favorire l&#8217;insorgenza di dolori alla schiena, al collo, alle spalle e agli arti superiori e inferiori. Per questo motivo, una corretta organizzazione della postazione di lavoro rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire disturbi muscolo-scheletrici e migliorare il benessere durante la giornata lavorativa. L&#8217;importanza di una&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Trascorrere molte ore seduti davanti al computer può favorire l&#8217;insorgenza di dolori alla schiena, al collo, alle spalle e agli arti superiori e inferiori. Per questo motivo, una corretta organizzazione della postazione di lavoro rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire disturbi muscolo-scheletrici e migliorare il benessere durante la giornata lavorativa.</h2>
<h3>L&#8217;importanza di una postazione ergonomica</h3>
<p>Ogni elemento della postazione (<strong>sedia, scrivania, monitor, tastiera e mouse</strong>) deve essere disposto in modo da consentire la massima libertà di movimento e<strong> ridurre il sovraccarico</strong> delle articolazioni e della muscolatura. L&#8217;obiettivo è mantenere una postura naturale e confortevole, evitando posizioni forzate che, nel tempo, possono causare dolore e affaticamento.</p>
<p>Inoltre, è fondamentale <strong>alternare</strong> i periodi di lavoro sedentario con brevi pause attive, utili per contrastare l&#8217;immobilità prolungata e favorire la circolazione sanguigna.</p>
<h3>La corretta postura davanti al computer</h3>
<p>Quando si lavora al videoterminale è importante:</p>
<p>&#8211; mantenere i<strong> piedi ben appoggiati</strong> al pavimento;<br />
&#8211; appoggiare la schiena allo schienale della sedia, soprattutto a livello lombare;<br />
&#8211; lasciare uno spazio adeguato per il <strong>movimento delle gambe</strong>;<br />
&#8211; mantenere <strong>spalle rilassate</strong> e avambracci appoggiati durante la digitazione;<br />
&#8211; evitare di lavorare a lungo con il tronco inclinato in avanti.</p>
<p>Una postura corretta contribuisce a ridurre le tensioni muscolari e il rischio di sviluppare disturbi cronici legati alla sedentarietà.</p>
<h3>Come regolare la sedia</h3>
<p>L&#8217;altezza della sedia deve permettere alle gambe di formare <strong>un angolo di circa 90 gradi</strong>, con i piedi completamente appoggiati al pavimento. Se necessario, può essere utile utilizzare un <strong>poggiapiedi</strong> per garantire una posizione più confortevole.</p>
<h3>Supporto lombare</h3>
<p>Lo schienale deve sostenere adeguatamente la curva naturale della colonna vertebrale, in particolare nella zona lombare. Un corretto supporto aiuta a ridurre il carico sulla schiena e a mantenere una postura più stabile.</p>
<h3>Inclinazione dello schienale</h3>
<p>È consigliabile <strong>evitare uno schienale troppo verticale</strong> o inclinato in avanti. L&#8217;inclinazione ideale può variare tra 90° e 110°, consentendo di distribuire meglio il peso corporeo e ridurre la pressione sui dischi intervertebrali. Durante la giornata può essere utile modificare leggermente l&#8217;inclinazione per favorire il movimento e il comfort.</p>
<h3>Fare pause è parte della prevenzione</h3>
<p>Anche la migliore postazione ergonomica non può compensare gli effetti di una seduta prolungata. Per questo motivo è consigliabile<strong> interrompere periodicamente il lavoro</strong> con brevi pause, alzandosi, camminando qualche minuto o eseguendo semplici esercizi di <strong>mobilità articolare e stretching</strong>.</p>
<h3>Il ruolo della fisioterapia nella prevenzione</h3>
<p>Quando dolori cervicali, lombalgie o tensioni muscolari diventano frequenti, è importante <strong>rivolgersi a professionisti qualificati</strong> per individuare le cause del problema e adottare strategie preventive efficaci. Attraverso una valutazione personalizzata, il fisioterapista può fornire indicazioni specifiche sulla postura, sugli esercizi da svolgere e sull&#8217;organizzazione della postazione di lavoro.</p>
<h2>Presso il Centro Athena è possibile effettuare valutazioni fisioterapiche e percorsi personalizzati dedicati alla prevenzione e al trattamento dei disturbi muscolo-scheletrici legati al lavoro sedentario, migliorando il benessere e la qualità della vita quotidiana.</h2>
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		<title>Tendinite della zampa d’oca: quando il dolore al lato interno del ginocchio non va sottovalutato</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2026 10:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[centroathena_admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[InformAthena]]></category>
		<category><![CDATA[tendinitezampadoca]]></category>

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		<description><![CDATA[La tendinite della zampa d’oca è un’infiammazione che interessa tre tendini situati nella parte interna e anteriore del ginocchio: quelli dei muscoli sartorio, gracile e semitendinoso. Questi tendini collaborano nei movimenti di flessione e rotazione interna del ginocchio e contribuiscono alla stabilità dell’articolazione. Il loro punto di inserzione si trova sulla parte interna della tibia,&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>La tendinite della zampa d’oca è un’infiammazione che interessa tre tendini situati nella parte interna e anteriore del ginocchio: quelli dei muscoli sartorio, gracile e semitendinoso.</h2>
<p>Questi tendini collaborano nei movimenti di <strong>flessione e rotazione</strong> interna del ginocchio e contribuiscono alla stabilità dell’articolazione.</p>
<p>Il loro punto di inserzione si trova sulla <strong>parte interna della tibia</strong>, poco sotto il ginocchio, formando una struttura dall’aspetto “palmato” che ricorda proprio la zampa di un’oca, da cui deriva il nome della patologia.</p>
<p>Il sintomo principale è un<strong> dolore acuto e spesso urente</strong> nella parte interna del ginocchio, che tende a peggiorare durante attività come salire o scendere le scale, camminare o praticare sport. Il fastidio può comparire anche a riposo o durante la notte.<br />
In alcuni casi può associarsi una borsite anserina, cioè l’infiammazione della borsa sinoviale presente tra i tendini e la tibia, con comparsa di gonfiore ed edema localizzato.</p>
<h3>Cause principali</h3>
<p>Tra le cause più frequenti troviamo:</p>
<p>&#8211; <strong>traumi diretti</strong>;<br />
&#8211; sovraccarico funzionale;<br />
&#8211; <strong>microtraumi ripetuti nel tempo</strong>;<br />
&#8211; tensioni muscolari;<br />
&#8211; <strong>alterazioni biomeccaniche come il ginocchio valgo</strong>;<br />
&#8211; problematiche associate come lesioni del menisco mediale o del legamento collaterale mediale.</p>
<p>I soggetti maggiormente colpiti sono <strong>sportivi</strong>, soprattutto corridori e ciclisti, persone in sovrappeso, <strong>donne e pazienti affetti da gonartrosi</strong>.</p>
<h3>Diagnosi e trattamento</h3>
<p>La diagnosi è prevalentemente<strong> clinica</strong> e si basa sulla valutazione specialistica dei sintomi e della zona dolente. Nei casi dubbi, esami come ecografia o risonanza magnetica possono aiutare ad approfondire il quadro.</p>
<p>Intervenire precocemente è fondamentale per evitare che il problema diventi cronico. Per questo motivo è importante<strong> ridurre o sospendere temporaneamente le attività che aumentano il dolore</strong>. Negli sportivi può essere utile anche correggere il gesto atletico.</p>
<p>Nella <strong>fase iniziale</strong> risultano utili:</p>
<p>-<strong> riposo funzionale</strong>;<br />
&#8211; ghiaccio;<br />
&#8211; <strong>FANS topici locali</strong>;<br />
&#8211; utilizzo di un tutore in estensione per scaricare l’articolazione.</p>
<p>Quando il <strong>dolore persiste</strong>, la fisioterapia rappresenta uno strumento fondamentale. Tra i trattamenti più efficaci troviamo:</p>
<p>-<strong> Tecarterapia</strong>;<br />
&#8211; Laser ND-YAG;<br />
&#8211; <strong>Onde d’urto radiali</strong>;<br />
&#8211; terapia manuale miofasciale;<br />
&#8211; <strong>esercizi di stretching e rinforzo muscolare mirati</strong>.</p>
<p>Un<strong> percorso terapeutico personalizzato</strong> consente nella maggior parte dei casi di ridurre il dolore, recuperare la funzionalità del ginocchio e prevenire recidive.</p>
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		<title>Borsite olecranica</title>
		<link>https://www.centroathenanapoli.it/borsite-olecranica/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2026 10:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[centroathena_admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[InformAthena]]></category>
		<category><![CDATA[borsiteolecranica]]></category>

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		<description><![CDATA[La borsite olecranica è l&#8217;infiammazione della borsa sierosa situata sulla punta del gomito (olecrano), che provoca gonfiore, dolore e talvolta arrossamento. Le borse sono piccole sacche ripiene di liquido, detto liquido sinoviale, situate a livello delle articolazioni. La loro funzione è quella di ridurre l’attrito, funzionando come da cuscini tra tendini, muscoli e ossa, e&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>La borsite olecranica è l&#8217;infiammazione della borsa sierosa situata sulla punta del gomito (olecrano), che provoca gonfiore, dolore e talvolta arrossamento.</h2>
<p>Le borse sono piccole sacche ripiene di liquido, detto liquido sinoviale, situate a livello delle <strong>articolazioni</strong>. La loro funzione è quella di ridurre l’attrito, funzionando come da cuscini tra tendini, muscoli e ossa, e consentendo una maggior libertà di movimento.</p>
<p>Siccome tale struttura anatomica non si sviluppa prima dei 7 anni di età, la borsite è piuttosto rara nei bambini e può essere classificata in:<br />
<strong>- Acuta (traumatica);</strong><br />
<strong>- Cronica;</strong><br />
<strong>- Settica; </strong><br />
<strong>- Asettica.</strong></p>
<h3>Le cause</h3>
<p>Il meccanismo patogenetico nel primo caso può essere un <strong>colpo diretto</strong> (come una caduta sul terreno), mentre nel secondo la causa può essere un <strong>trauma cronico</strong> ripetuto con accumulo graduale di ﬂuido. Una pressione prolungata o continuata è la causa più frequente e<strong> le attività che comportano più rischi</strong> sono lo studio prolungato, o tutte le professioni in cui si è costretti a fare forza sui gomiti, come nel caso di minatori o idraulici.</p>
<p>L’infezione può sopravvenire a opera di un <strong>ceppo ematogeno</strong> (Staphylococcus aureus) o per inoculazione diretta (taglio o iniezione).<br />
All’esame obiettivo rivela una tumefazione posteriore palpabile al gomito e dolorabilità e nella borsite settica l’area è anche calda ed eritematosa. Inoltre, sebbene non vi sia interessamento intrarticolare, vi può essere una <strong>limitazione importante della ﬂessione</strong>.</p>
<h3>Trattamenti</h3>
<p>Il trattamento della borsite asettica è <strong>conservativo</strong> e comprende un bendaggio compressivo, un cuscinetto molle per il gomito per evitare un’irritazione prolungata, ghiaccio,<strong> terapia antinfiammatoria, terapia fisica</strong> e manuale.<br />
Le tecniche di terapia manuale, come le mobilizzazioni articolari, possono migliorare la mobilità del tessuto. La <strong>laserterapia</strong>, tecarterapia e gli ultrasuoni possono invece stimolare i processi biologici della borsa riducendo il dolore, mentre nei casi più resistenti, la borsa viene <strong>aspirata</strong>.<br />
La borsite settica, se non risolta conservativamente, può richiedere un’incisione e un drenaggio, il trattamento aperto della ferita e una terapia antibiotica basata sui risultati della coltura.<br />
Solo dopo la guarigione della ferita potrà essere iniziato un<strong> programma di riabilitazione</strong> per il recupero del range articolare e dunque evitare rigidità.</p>
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		<title>Sindrome del tunnel carpale (STC)</title>
		<link>https://www.centroathenanapoli.it/sindrome-del-tunnel-carpale-stc/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 15:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[centroathena_admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[InformAthena]]></category>
		<category><![CDATA[sindromedeltunnelcarpale]]></category>
		<category><![CDATA[STC]]></category>

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		<description><![CDATA[La sindrome del tunnel carpale (STC) è una condizione causata dalla compressione del nervo mediano del polso. Si sviluppa all&#8217;interno di un canale, chiamato appunto tunnel carpale, che risulta formato dalle ossa del carpo e dal legamento anulare del carpo. Questo nervo è responsabile della sensibilità delle prime tre dita e di parte del quarto&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>La sindrome del tunnel carpale (STC) è una condizione causata dalla compressione del nervo mediano del polso.</h2>
<p>Si sviluppa all&#8217;interno di un canale, chiamato appunto tunnel carpale, che risulta formato dalle ossa del carpo e dal legamento anulare del carpo.</p>
<p>Questo nervo è responsabile della sensibilità delle prime tre dita e di parte del quarto dito.<br />
La STC può essere caratterizzata da<strong> intorpidimento e formicolio nel pollice, indice, medio e parte del quarto dito</strong>, specie di notte. Il dolore può irradiarsi dalla mano anche al braccio e alla spalla e nelle fasi più avanzate compaiono debolezza muscolare e quindi difficoltà nell&#8217;afferrare oggetti o svolgere movimenti fini ed infine atrofia muscolare.</p>
<h3>Molteplici cause</h3>
<p>Le cause della sindrome del tunnel carpale sono da ricondurre ad un’infiammazione dei <strong>tendini flessori</strong>, che può ispessire le guaine tendinee e restringere il tunnel carpale, oppure semplicemente a una <strong>predisposizione anatomica</strong>, in quanto alcune persone hanno un tunnel carpale naturalmente più stretto.<br />
Anche condizioni mediche come <strong>diabete</strong>, ipotiroidismo, artrite reumatoide e <strong>cambiamenti ormonali</strong> (gravidanza, menopausa) possono aumentare il rischio. La STC<strong> colpisce maggiormente le donne tra i 40 e i 60 anni</strong> e le persone che eseguono movimenti ripetitivi con le mani, come digitare, usare strumenti o lavorare su linee di produzione.</p>
<h3>Diagnosi e trattamenti</h3>
<p>La diagnosi si basa sui sintomi clinici e test specifici, oltre che su alcuni <strong>esami strumentali</strong> come l’elettromiografia e studi di conduzione nervosa. A questi si aggiunge l’ecografia, che misura l&#8217;area del nervo e rileva eventuali segni di compressione.<br />
Il trattamento dipende dalla gravità dei sintomi e dallo stadio della patologia e in base a questi ultimi può essere<strong> conservativo o chirurgico</strong>.<br />
Il primo prevede <strong>terapia farmacologia e terapia fisica</strong> come laser, tecar, ultrasuoni, ionoforesi, correnti antalgiche per ridurre l’eventuale infiammazione e proteggere il nervo, tutori notturni che mantengono il polso in posizione neutra, terapia occupazionale che corregge eventuali movimenti dannosi e include esercizi specifici per migliorare lo scorrimento del nervo (neurogliding).<br />
Se i sintomi non migliorano per liberare il nervo si ricorre alla <strong>chirurgia</strong>, che viene eseguita in anestesia locale e può essere a cielo aperto oppure endoscopica.</p>
<h3>Buone abitudini</h3>
<p>È fondamentale per la prevenzione della STC adottare <strong>pause frequenti</strong>, soprattutto durante attività ripetitive, e utilizzare strumenti ergonomici, mantenere il polso in posizione neutra nelle attività manuali, fare spesso <strong>esercizi di stretching e rafforzamento</strong> per migliorare la flessibilità del polso.</p>
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		<title>Coxite nei bambini: riconoscerla per intervenire al meglio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:03:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[centroathena_admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[InformAthena]]></category>
		<category><![CDATA[coxite]]></category>
		<category><![CDATA[coxiteinfantile]]></category>

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		<description><![CDATA[La coxite nei bambini è una condizione dolorosa che colpisce l’articolazione dell’anca, causando dolore e difficoltà nella deambulazione ed influenzando la qualità della vita e la capacità di svolgere le normali attività quotidiane. I sintomi, nei casi più severi, possono comprendere febbre, perdita di appetito ed irritabilità. È fondamentale comprenderne le cause sottostanti che possono&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>La coxite nei bambini è una condizione dolorosa che colpisce l’articolazione dell’anca, causando dolore e difficoltà nella deambulazione ed influenzando la qualità della vita e la capacità di svolgere le normali attività quotidiane.</h2>
<p>I sintomi, nei casi più severi, possono comprendere<strong> febbre</strong>, perdita di appetito ed <strong>irritabilità</strong>.</p>
<p>È fondamentale comprenderne le cause sottostanti che possono essere banali (<strong>artrite transitoria</strong>) o più severe (<strong>artriti autoimmuni, tumori, infezioni batteriche, traumi</strong>) per garantire un recupero efficace e un ritorno alla normale attività.</p>
<p>La diagnosi di coxite, specie nei casi persistenti o dubbi, richiede <strong>un’attenta valutazione medica</strong>, l’ecografia e gli esami radiografici dell’anca, esami ematochimici, esami di secondo livello come RMN e/o TAC.</p>
<p>Il trattamento della coxite nei bambini dipende dunque dalle cause sottostanti e dalla gravità dei sintomi. Nei casi lievi, il riposo e l’assunzione di <strong>farmaci antinfiammatori non steroidei</strong> (FANS) possono essere sufficienti per alleviare il dolore e l’infiammazione. Tuttavia, nei casi più gravi o se la coxite fosse causata da un’infezione, potrebbe essere necessario un <strong>trattamento antibiotico</strong> per combattere l’infezione sottostante.<br />
In alcuni casi, infine, potrebbe essere consigliabile l’uso di <strong>dispositivi ortopedici</strong> e qualche seduta di fisioterapia per migliorare la mobilità e facilitare il recupero</p>
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		<item>
		<title>Rachialgia cervicale: consigli pratici per prevenire e alleviare il dolore</title>
		<link>https://www.centroathenanapoli.it/rachialgia-cervicale-consigli-pratici-per-prevenire-e-alleviare-il-dolore/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 10:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[centroathena_admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[InformAthena]]></category>
		<category><![CDATA[rachialgiacervicale]]></category>

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		<description><![CDATA[La rachialgia cervicale è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più comuni e può influire in modo significativo sulla qualità della vita. Ore trascorse davanti al computer, posture scorrette, stress e movimenti improvvisi sono tra le cause più frequenti di questo fastidio. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, piccoli accorgimenti quotidiani possono fare&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>La rachialgia cervicale è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più comuni e può influire in modo significativo sulla qualità della vita.</h2>
<p>Ore trascorse davanti al computer, <strong>posture scorrette</strong>, stress e movimenti improvvisi sono tra le cause più frequenti di questo fastidio. La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, <strong>piccoli accorgimenti quotidiani</strong> possono fare una grande differenza sia nella prevenzione che nella gestione del dolore.</p>
<p><em><strong>Le buone abitudini da adottare</strong></em></p>
<p>Prendersi cura della propria postura è il primo passo. Se lavori alla scrivania, assicurati che il monitor sia posizionato a circa <strong>50–70 cm</strong> di distanza e all’altezza degli occhi, così da evitare tensioni inutili sul collo. Un leggio per i documenti può inoltre aiutarti a non piegare continuamente la testa in avanti.<br />
Anche il riposo gioca un ruolo fondamentale. Scegliere un <strong>cuscino ergonomico</strong> permette di sostenere correttamente la zona cervicale e favorisce un sonno più rigenerante. La posizione migliore resta quella sul fianco, mentre dormire a pancia in giù dovrebbe essere evitato perché costringe il collo a una rotazione prolungata.<br />
Nei periodi più freddi o umidi, il <strong>calore</strong> può diventare un valido alleato: una sciarpa, uno scaldacollo o impacchi caldi aiutano a rilassare la muscolatura contratta e a ridurre la sensazione di rigidità. Allo stesso tempo, è importante non restare troppo a lungo nella stessa posizione. Fare brevi pause durante la giornata per muovere collo e spalle aiuta a mantenere i muscoli elastici e attivi.<br />
Il<strong> collare cervicale morbido</strong> può essere utile in situazioni specifiche, come dopo un colpo di frusta o uno strappo muscolare, ma dovrebbe essere utilizzato<strong> solo su indicazione di un professionista</strong>.</p>
<p><em><strong>Cosa è meglio evitare</strong></em></p>
<p>Alcuni comportamenti possono peggiorare il dolore o favorirne la comparsa. I movimenti bruschi, il <strong>sollevamento di carichi pesanti</strong> e l’uso frequente di scarpe con tacchi molto alti aumentano lo stress sulla colonna cervicale. Anche il <strong>riposo eccessivo</strong> non è consigliato: l’immobilità prolungata tende infatti a irrigidire ulteriormente la muscolatura.</p>
<p><em><strong>Esercizi semplici ma efficaci</strong></em></p>
<p>Integrare nella routine quotidiana qualche esercizio mirato può aiutare a migliorare la mobilità e ridurre le tensioni.<br />
&#8211; <strong>Flessione laterale</strong>: inclina lentamente il collo verso una spalla mantenendo le spalle ferme. Tieni la posizione per circa 20 secondi e ripeti dall’altro lato.<br />
&#8211; <strong>Rotazione assistita</strong>: ruota il capo con delicatezza e, se necessario, aiutati con la mano per esercitare una leggera pressione, mantenendo la posizione per 20–30 secondi.<br />
&#8211; <strong>Flesso-estensione</strong>: porta il mento verso lo sterno e poi estendi lentamente il capo all’indietro, senza forzare.<br />
&#8211; <strong>Rinforzo isometrico</strong>: intreccia le mani dietro la nuca e spingi la testa all’indietro opponendo una leggera resistenza per circa 10 secondi.</p>
<p>La regola principale è la <strong>gradualità</strong>: i movimenti devono essere sempre lenti e controllati, evitando qualsiasi gesto che provochi dolore.</p>
<p><em><strong>Rimedi e trattamenti</strong></em></p>
<p>Quando il fastidio persiste, può essere utile ricorrere a <strong>sedute di fisioterapia</strong> o a massaggi mirati per sciogliere le contratture e recuperare mobilità. In alcuni casi, il medico può consigliare <strong>farmaci antinfiammatori</strong> o trattamenti topici per ridurre il dolore.<br />
È importante<strong> rivolgersi a uno specialista</strong> soprattutto se compaiono sintomi come formicolio alle braccia, perdita di forza, difficoltà nei movimenti o dolore che non migliora nel tempo. Anche le<strong> terapie strumentali</strong> possono offrire un valido supporto nel percorso di recupero, contribuendo ad alleviare l’infiammazione e favorire il benessere muscolare.</p>
<p><em><strong>Un piccolo impegno quotidiano per un grande beneficio</strong></em></p>
<p>La salute della cervicale passa soprattutto dalle<strong> abitudini di ogni giorno</strong>. Curare la postura, mantenersi attivi e ascoltare i segnali del proprio corpo sono strategie semplici ma estremamente efficaci. Con costanza e attenzione, è possibile non solo ridurre il dolore, ma anche <strong>prevenirne la ricomparsa</strong>, migliorando il benessere generale e la libertà di movimento.</p>
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		<title>Consigli pratici per evitare il mal di schiena</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 11:38:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[centroathena_admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[InformAthena]]></category>
		<category><![CDATA[maldischiena]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mal di schiena è uno dei dolori più diffusi ed infatti nessuno può dire di non averlo provato almeno una volta nella vita. Fortunatamente può essere evitato con azioni di prevenzione ed esercizi di riabilitativi. Innanzitutto, è importante riuscire a localizzare l’origine del dolore intervenendo in modo specifico e in tal senso è importante&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Il mal di schiena è uno dei dolori più diffusi ed infatti nessuno può dire di non averlo provato almeno una volta nella vita.</h2>
<p>Fortunatamente può essere evitato con azioni di prevenzione ed esercizi di riabilitativi. Innanzitutto, è importante riuscire a<strong> localizzare l’origine del dolore</strong> intervenendo in modo specifico e in tal senso è importante una <strong>visita fisiatrica</strong> accurata che consenta di eseguire una valutazione posturale complessiva.</p>
<p>Ma in sintesi, come possiamo evitare e/o prevenire il mal di schiena?</p>
<p><em><strong>1. Evitare il sovrappeso</strong></em><br />
Il sovrappeso sottopone la nostra colonna vertebrale ad una fatica continua ed innaturale sovraccaricando le nostre vertebre e <strong>favorendo scompensi posturali.</strong></p>
<p><strong><em>2. Sollevare pesi piegandosi sulle ginocchia</em></strong><br />
Nel sollevare un peso bisogna tenere le ginocchia piegate ed il tronco immobile <strong>evitando di piegarlo in avanti.</strong></p>
<p><em><strong>3. Evitare carichi innaturali e pesanti</strong></em><br />
Bisogna evitare di trasportare zaini (soprattutto nel caso dei bambini) o borse a tracolla troppo pesanti e che potrebbero dunque arrecare <strong>scompensi vertebrali.</strong></p>
<p><em><strong>4. Rinforzare la muscolatura addominale e dorsale</strong></em><br />
Se i muscoli sono attivi e forti possono contribuire a mantenere una postura corretta <strong>alleggerendo la nostra schiena.</strong></p>
<p><em><strong>5. Dormire su un buon materasso</strong></em><br />
Ciò è importante considerando che <strong>trascorriamo a letto una buona parte della nostra vita.</strong></p>
<p><em><strong>6. Evitare la vita sedentaria</strong></em><br />
L’attività fisica – anche una semplice camminata, andare in bici oppure nuotare – mantiene la<strong> mobilità della nostra colonna vertebrale</strong>. Molto utili inoltre sono la <strong>ginnastica posturale</strong>, il pilates o lo stretching adattato per intervenire su specifici problemi, prevenendo ed <strong>alleviando i dolori</strong> della colonna vertebrale sempre sottoposta a grandi pressioni.</p>
<p><em><strong>7. Evitare gli sport “dannosi”</strong></em><br />
Se si soffre di mal di schiena bisogna evitare o, almeno, <strong>praticare con moderazione</strong> alcune discipline sportive che possano provocare sollecitazioni esagerate alla colonna, come il <strong>motocross</strong>, la pallavolo o la <strong>pallacanestro.</strong></p>
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		<title>Osteoma osteoide</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 10:00:11 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[InformAthena]]></category>
		<category><![CDATA[osteomaosteoide]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte il dolore osseo può mascherare cause non comuni…. L’osteoma osteoide è un tumore osseo benigno che si localizza prevalentemente nelle ossa lunghe (femore, omero, tibia ecc.) ed in minor frequenza nelle vertebre (ma può insorgere in qualsiasi osso). Può colpire persone di qualsiasi età, tuttavia, le statistiche dicono che ha una predilezione per&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>A volte il dolore osseo può mascherare cause non comuni….</h2>
<p>L’osteoma osteoide è un <strong>tumore osseo benigno</strong> che si localizza prevalentemente nelle ossa lunghe (femore, omero, tibia ecc.) ed in minor frequenza nelle vertebre (ma può insorgere in qualsiasi osso).</p>
<p>Può colpire persone di qualsiasi età, tuttavia, le statistiche dicono che ha una<strong> predilezione per i soggetti più giovani</strong> (4-25 anni) e per il <strong>sesso maschile</strong> (il rapporto è di 3 a 1 a favore degli uomini).</p>
<p>I sintomi sono rappresentati principalmente dal<strong> dolore</strong> (caratteristicamente notturno) a volte così severo da pregiudicare fortemente la qualità della vita del paziente e che può peggiorare nel tempo.<br />
La diagnosi è clinica e strumentale <strong>(raggi X, TAC, scintigrafia ossea o risonanza magnetica nucleare)</strong> e, talvolta, è necessaria una biopsia.</p>
<p>Il trattamento dell&#8217;osteoma osteoide (conservativo o chirurgico) dipende dall&#8217;intensità della sensazione dolorosa, anche perché ha la tendenza a scomparire in modo del tutto spontaneo nel giro di qualche anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sindrome di Parsonage-Turner</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 09:58:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[InformAthena]]></category>
		<category><![CDATA[sindromediparsonageturner]]></category>

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		<description><![CDATA[La sindrome di Parsonage-Turner (SPT oppure in letteratura più spesso “neuralgic amyotrophy”) è una rara forma di neuropatia infiammatoria (considerata anche come malattia autoimmune) che interessa il plesso brachiale e che si manifesta con dolore intenso ed improvviso alla spalla, cui fa seguito debolezza muscolare e paralisi parziale o completa dell&#8217;arto superiore. A livello clinico&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>La sindrome di Parsonage-Turner (SPT oppure in letteratura più spesso “neuralgic amyotrophy”) è una rara forma di neuropatia infiammatoria (considerata anche come malattia autoimmune) che interessa il plesso brachiale e che si manifesta con dolore intenso ed improvviso alla spalla, cui fa seguito debolezza muscolare e paralisi parziale o completa dell&#8217;arto superiore.</h2>
<p>A livello clinico non è possibile distinguerla dalla neuropatia ereditaria del plesso brachiale <strong>(Hereditary Brachial Plexus Neuropathy – HBPN)</strong>. Quest’ultima è una forma ereditaria autosomica dominante legata a una mutazione del sito SEPT9 che ha una prima manifestazione intorno ai 20 anni e una storia familiare positiva per casi precedenti.</p>
<p>L’esatto meccanismo patofisiologico non è noto: a oggi<strong> si ipotizza un’eziologia multifattoriale su base autoimmune in seguito a esposizione ad alcuni fattori scatenanti</strong>. Precedenti infezioni, sia virali che batteriche, rappresentano il trigger più comune. Simili risposte a livello immunitario rendono suscettibili allo sviluppo della sindrome di Parsonage-Turner in seguito a vaccinazioni, trattamento con<strong> radioterapia</strong>, gravidanza e parto. Altri fattori comuni sono gli <strong>interventi chirurgici</strong>, attività sportiva o altro tipo di <strong>sforzo fisico intenso</strong>, ma anche situazioni di stress emotivo sono state collegate con l’esordio di tale sindrome.</p>
<p>Solitamente, la sindrome di Parsonage-Turner<strong> si presenta intorno ai 40 anni</strong>, ma sono noti anche casi nei bambini e negli anziani, ed è più frequente negli uomini che nelle donne, con un rapporto di 2 a 5.</p>
<p>Il trattamento varia a seconda della fase, concentrandosi nelle fasi iniziali sul<strong> controllo del dolore</strong> e successivamente sul <strong>recupero della funzionalità</strong>.</p>
<p><strong>Nella fase acuta</strong> il dolore è grave e si concentra alla spalla e/o al braccio, spesso viene descritto come <strong>&#8220;bruciante&#8221;</strong> e in grado di impedire il sonno. Nella fase subacuta subentra la <strong>debolezza muscolare</strong> e, nei casi più gravi, paralisi parziale o completa dell&#8217;arto colpito (risulta frequente la scapola alata).<strong> Il trattamento è multidisciplinare</strong> e si adatta alle diverse fasi della sindrome mediante la gestione del dolore tramite riposo, farmaci antidolorifici e farmaci cortisonici ad alte dosi nella fase acuta.</p>
<p><strong>Nella seconda fase</strong> è necessario un <strong>programma di fisioterapia personalizzata</strong> al fine di rinforzare i muscoli deficitari e quindi recuperare il controllo neuromotorio e migliorare la funzionalità dell&#8217;arto. Gli esercizi non devono provocare una riacutizzazione dei sintomi, né durante né dopo l’esecuzione. Nonostante la gravità, specie nelle fasi iniziali, <strong>la maggior parte delle persone recupera le proprie funzioni</strong>, sebbene il recupero possa essere lento e possano esserci casi di danni permanenti.</p>
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		<title>Sindrome da stress tibiale</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 11:17:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[InformAthena]]></category>
		<category><![CDATA[sindromedastressmediotibiale]]></category>

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		<description><![CDATA[La MTSS (medial tibial stress sindrome), o sindrome da stress tibiale mediale, fa parte delle cosiddette sindromi da over use (sovraccarico). Di norma, specie dopo l’attività fisica, si manifesta un dolore lungo il profilo postero-mediale dei ⅔ distali della tibia, tale da costringere il paziente a sospendere l’attività stessa. Viene definita anche shin splints ed&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>La MTSS (medial tibial stress sindrome), o sindrome da stress tibiale mediale, fa parte delle cosiddette sindromi da over use (sovraccarico).</h2>
<p>Di norma, specie dopo l’attività fisica, si manifesta <strong>un dolore lungo il profilo postero-mediale dei ⅔ distali della tibia</strong>, tale da costringere il paziente a sospendere l’attività stessa. Viene definita anche shin splints ed in realtà è più comune di quello che si possa pensare tra le sindromi a carico dell’arto inferiore, avendo un’incidenza che varia<strong> dal 4% al 35%</strong> e colpendo specie runner e reclute militari. Infatti, un’esposizione frequente ad esercizi ad alto impatto (attività di corsa e di salto su tutte) può predisporre a un quadro di sindrome da stress tibiale mediale.</p>
<p>La teoria alla base della patofisiologia della medial tibial stress syndrome più recente riconduce le cause ad un<strong> sovraccarico osseo</strong> (bone overload injury), dovuto ad over use e stress meccanici importanti o ripetuti. Altre teorie sono la trazione muscolare di soleo e flessore lungo delle dita alla loro inserzione prossimale sul periostio (da qui anche il nome di periostite). In particolare, la sindrome da stress tibiale mediale è <strong>una lesione da stress</strong> che può essere considerata anche come precursore della frattura da stress e, in quanto tale, risulta di fondamentale importanza conoscerne segni e sintomi per identificarla precocemente ed evitare un peggioramento clinico da lesione a frattura. La ricerca nel corso degli anni è riuscita a identificare alcuni <strong>fattori di rischio</strong> sia intrinseci che estrinseci come:</p>
<p><strong>- Genere femminile;</strong></p>
<p><strong>- Recidiva di MTSS;</strong></p>
<p><strong>- Sovrappeso;</strong></p>
<p><strong>- Navicular drop aumentato;</strong></p>
<p><strong>- Ridotto range articolare della tibio-tarsica in flessione plantare;</strong></p>
<p><strong>- Aumentato range articolare dell’anca in rotazione esterna.</strong></p>
<p>Tale sindrome va in diagnosi differenziale con altre patologie quali la Chronic Exertional Compartment Syndrome (CECS) e la sindrome compartimentale cronica, che potrebbe presentarsi isolata od anche in associazione con MTSS (attenzione quindi a sintomi non correlati con la MTSS quali intorpidimento, sensazioni di aghi o spilli nel piede durante l’attività fisica, presenza di gonfiore evidente o eritema lungo il margine mediale della tibia, dolore non correlato al carico). Altre condizioni da tenere in considerazioni sono le<strong> neuropatie dell’arto inferiore, fratture da stress e l’osteosarcoma</strong>.</p>
<p><strong>Durante l’anamnesi</strong>, il paziente con MTSS riferirà solitamente i seguenti sintomi:</p>
<p><strong>- Presenza di dolore indotto dall’esercizio fisico/attività lungo i ⅔ distali del margine postero-mediale della tibia e riduzione del dolore con il riposo;</strong></p>
<p><strong>- Dolore evocabile alla palpazione per almeno 5 cm lungo il margine tibiale.</strong></p>
<p>Sono numerose le <strong>opzioni di trattamento</strong> proposte nel tempo per trattare la sindrome da stress tibiale mediale. Alcune di queste sono: gait retraining, <strong>riposo</strong>, ghiaccio, massaggio, onde d’urto, <strong>stretching</strong>, programmi di forza, <strong>uso di tutori/ortesi/bracing</strong>, terapia farmacologica, <strong>iniezioni</strong>.</p>
<p>Il fisiatra dovrà ponderare le sue scelte sui risultati degli studi osservazionali a disposizione, sulle sue abilità di ragionamento clinico e sulle preferenze del paziente.</p>
<p>L’impostazione del trattamento si può basare su tre pilastri:</p>
<p><strong>- Educazione;</strong></p>
<p><strong>- Tecniche di desensibilizzazione;</strong></p>
<p><strong>- Tecniche di aumento graduale del carico.</strong></p>
<p>L’educazione del paziente può svolgere un ruolo chiave all’interno del programma terapeutico. Tale educazione sarà mirata a spiegare la natura della sindrome da stress tibiale mediale e la relazione che questa può avere con il modello di carico/capacità di carico; quindi, la severità dei sintomi dipenderà da <strong>quanto bene il paziente sarà in grado di gestire i carichi di allenamento</strong> in base alla capacità di tolleranza a questi del suo fisico.</p>
<p>Caricare in modo graduale e costante, aumentando di &lt;10% a settimana, potrebbe essere un buon riferimento per guidare il paziente verso il recupero. Le<strong> tecniche di desensibilizzazione</strong> possono rivelarsi utili nel momento in cui il paziente solitamente si presenta alla prima visita con molto dolore e disabilità associata; l’utilizzo del ghiaccio e l’avviso di ridurre i carichi possono essere una buona strategia per ridurre il dolore nel breve termine e per assicurarsi che il paziente possa riprendere a caricare in modo graduale il prima possibile.</p>
<p>Altre strategie di desensibilizzazione da utilizzare in fase iniziale possono essere delle<strong> tecniche di trattamento locale dei tessuti molli</strong>. Una combinazione di esercizi di carico graduale per la regione tibiale ed esercizi di forza per i flessori plantari della caviglia, potrebbero essere la migliore strategia di gestione conservativa per i pazienti con MTSS.</p>
<p>Nei casi di sindrome da stress mediale tibiale recalcitrante, ovvero quando il dolore e la disabilità persistono nonostante il trattamento conservativo, <strong>a volte si ricorre all’intervento chirurgico</strong>. Questo solitamente consiste in una fasciotomia, associata o meno ad uno stripping periostale.<br />
Gli studi a disposizione sono pochi e di bassa qualità (case series), quindi <strong>il trattamento chirurgico non è da considerarsi l’approccio primario e dovrebbe essere evitato</strong>.</p>
<p>In termini prognostici alcuni studi evidenziano come la prognosi sia in media a lungo termine e che ci possono volere <strong>anche 90 giorni</strong> per tornare a correre per 20 minuti a moderata intensità con un dolore minimo</p>
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