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	<title>Centro Athena Napoli &#187; #fisioterapianapoli</title>
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	<description>Centro Medico ed Estetico</description>
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		<title>Un nuovo approccio per la fisioterapia riabilitativa</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jul 2024 13:16:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La fisioterapia deve fondarsi su percorsi personalizzati e non su rigidi protocolli. Il segreto di un’adeguata ed efficace fisioterapia è quello di evitare rigidi protocolli. Il percorso riabilitativo deve infatti essere adattato al paziente, valutando tutte le necessità di quest’ultimo: da quelle organizzative (numero e frequenza delle sedute, appuntamenti presso la struttura riabilitativa o a&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>La fisioterapia deve fondarsi su percorsi personalizzati e non su rigidi protocolli.</h1>
<p>Il segreto di un’adeguata ed efficace fisioterapia è quello di evitare rigidi protocolli. Il percorso riabilitativo deve infatti essere adattato al paziente, valutando tutte le necessità di quest’ultimo: da quelle <strong>organizzative</strong> (numero e frequenza delle sedute, appuntamenti presso la struttura riabilitativa o a domicilio) a quelle più squisitamente <strong>mediche</strong>, senza trascurare nemmeno gli <strong>aspetti economici</strong>.</p>
<p>Le possibilità sono davvero numerose ed è evidente che bisogna cucirle sul paziente, proprio come un sarto confeziona un abito su misura.</p>
<p>Inoltre, un altro aspetto da non trascurare è l’assegnazione del paziente al giusto <strong>terapista della riabilitazione</strong>. Non è sufficiente individuare la terapia più appropriata, ma anche il terapista giusto per quel paziente. Il fisioterapista è il <strong>riferimento del percorso riabilitativo</strong> che deve svolgersi in un contesto di fiducia, nel quale vanno compresi i bisogni del paziente fornendogli, oltre ad un’appropriata terapia, un <strong>supporto psicologico e morale</strong>.</p>
<p>La fisioterapia necessita della partecipazione del paziente in ogni fase e laddove quest’ultimo non fosse motivato, è lecito aspettarsi un fallimento. Dunque, il futuro della moderna fisioterapia non sono i protocolli ma bensì la <strong>personalizzazione</strong>, in una proposta riabilitativa che valuti tutte le necessità del paziente, logistiche economiche e cliniche, all’interno di un rapporto di qualità.</p>
<h2>Ciò è già realtà al centro Athena, dove la personalizzazione del percorso fisioterapico ad opera dello staff, è solo il punto di partenza.</h2>
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		<title>La cervicalgia</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jun 2023 16:48:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La cervicalgia (dolore localizzato alla regione cervicale) è un disturbo muscolo-scheletrico molto diffuso e può essere acuta o cronica. La cervicalgia di natura muscolare  è una delle forme più comuni e frequenti, spesso di tipo acuto, che può conseguire ad una postura non corretta oppure a seguito di una brusca flesso-estensione dei muscoli del collo (colpo&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/06/cervicalgia.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36958" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/06/cervicalgia-1024x986.jpg" alt="cervicalgia" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La cervicalgia (<strong>dolore localizzato alla regione cervicale)</strong> è un disturbo muscolo-scheletrico molto diffuso e può essere acuta o cronica. La <strong><em>cervicalgia di natura muscolare  </em></strong>è una delle forme più comuni e frequenti, spesso di tipo acuto, che può conseguire ad una <strong>postura non corretta</strong> oppure a seguito di una brusca flesso-estensione dei muscoli del collo (colpo di frusta).</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong><em>cervicalgia di natura vertebrale</em></strong> ha prevalentemente carattere cronico ed è quella legata alla cervicartrosi. E’ una <strong>patologia degenerativa del rachide cervicale</strong> che si accompagna a deformazioni ipertrofiche delle vertebre cervicali, con presenza di osteofiti che restringono il canale midollare e una diminuzione del diametro dei forami vertebrali predisponendo ad un eventuale sindrome compressiva dei nervi o anche del midollo nei casi di stenosi del canale spinale causando una radicolopatia oppure una mielopatia spondilosica. In tali casi alla cervicalgia si può sommare un dolore diffuso all’arto superiore (cervicobrachialgia) con disturbi di forza (ipostenia) e/o deficit sentitivi (parestesie) e nei casi più gravi anche una moderata tetraparesi. Altre cause di cervicalgia possono essere rappresentate da artrite reumatoide, ernia discale cervicale, emorragia sub-aracnoidea, linfoadenite laterocervicale, etc.  La cervicalgia è percepita come un dolore costante e di entità variabile a livello del collo e può assumere il tipico carattere del “torcicollo” con ostacolo ai naturali movimenti del tratto cervicale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A volte possono associarsi sintomi neurologici come</strong> intorpidimento e formicolio localizzato, brachialgia, debolezza del braccio e della mano ma talvolta possono essere presenti parestesie, sotto forma di formicolii o sensazioni di calore, in varie parti del corpo. Altri sintomi meno specifici sono rappresentati da una sensazione d&#8217;instabilità stando in piedi a occhi chiusi e disturbi dell&#8217;equilibrio nei cambiamenti di posizione, disturbi del sonno, fascicolazioni, disturbi dell&#8217;udito (acufeni).</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi è clinica ma ci si avvale anche di indagini strumentali che spaziano dalla radiografia diretta del rachide cervicale alle ultime acquisizioni della diagnostica per immagini quali la Risonanza Magnetica Nucleare. In presenza di sintomi neurologici può essere utile uno studio elettroneurofisilogico. Si deve premettere che non tutti i casi di cervicalgia richiedono l’utilizzo di terapie. Un buon numero di casi di cervicalgia semplice, legata a stiramento delle strutture muscolo- legamentose e tendinee del collo, <em>guariscono in un lasso di tempo relativamente breve</em> (max 2 giorni). Sono queste le forme che si giovano di trattamenti a base di caldo e massaggi per rilassare la muscolatura. Nel caso invece di contratture muscolari e di dolore persistente o ancora peggio di sintomi neurologici associati si impone il ricorso a trattamenti di maggiore efficacia con farmaci (CCS, FANS, miorilassanti, adiuvanti), infiltrazioni locoregionale di sostanze medicamentose, agopuntura, terapie strumentali (Tecar, TENS, Infrarossi, Laser terapia), massoterapia. Se la cervicalgia insorge di frequente oppure dura per un prolungato periodo di tempo, per migliorare la funzionalità della zona cervicale e consentire al soggetto di mantenere le sue attività abituali, parallelamente all’utilizzo di terapie farmacologiche, strumentali e massofisioterapiche, è necessario intraprendere un percorso riabilitativo con esercizi specifici per il collo e posturali, norme educative e comportamentali per affrontare la paura del movimento associata al dolore che spesso condiziona le attività quotidiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La borsite</title>
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		<pubDate>Wed, 24 May 2023 19:09:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La borsite è un processo flogistico che interessa una borsa, ossia una delle piccole sacche delle articolazioni o dei diversi piani mio-tendinei. Le borse sierose (conosciute anche come borse sinoviali o borse mucose) sono dunque piccole sacche o cavità che contengono liquido sinoviale  e la cui presenza risulta fondamentale per ridurre al minimo l&#8217;attrito e la frizione tra le parti&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/borsite.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36953" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/borsite-1024x986.jpg" alt="borsite" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>borsite </strong>è un processo flogistico che interessa una <em>borsa</em>, ossia una delle piccole sacche delle articolazioni o dei diversi piani mio-tendinei. Le borse sierose (conosciute anche come borse sinoviali o borse mucose) sono dunque piccole sacche o cavità che contengono liquido sinoviale  e la cui presenza risulta fondamentale per ridurre al minimo l&#8217;attrito e la frizione tra le parti articolari circostanti, come ad esempio un tendine ed un osso.</p>
<p style="text-align: justify;">Le borsiti possono essere causate da traumi e sollecitazioni eccessive, infezioni batteriche o virali, alcune malattie infiammatorie e reumatiche (es. gotta, malattia reumatica e artrite reumatoide). Le sedi articolari maggiormente esposte a tale rischio di infiammazione sono il <strong>gomito</strong>, la <strong>spalla</strong>, il <strong>ginocchio</strong> e l&#8217;anca. I sintomi più comuni riscontrati nei pazienti affetti da borsite sono dolore, gonfiore e limitazione funzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi è innanzitutto clinica, coadiuvata da esami strumentali (Ecografie, RM, RX, esami ematochimici, analisi del liquido sinoviale). Il trattamento<strong> </strong>differisce <strong>in funzione dell&#8217;eziologia</strong>, della <strong>severità del quadro</strong> clinico e nel caso di eventuali <strong>complicazioni</strong>. Il trattamento prevede innanzitutto l’eliminazione di eventuali cause sottostanti, crioterapia locale, riposo funzionale, l&#8217;immobilizzazione, l&#8217;applicazione di bendaggi elasto-compressi, la terapia antinfiammatoria e/o antibiotica ed infiltrazioni corticosteroidee, fino a trattamenti chirurgici di borsectomia dedicati solo ai quadri severi e cronici. Di assoluta importanza risulta essere una <strong>diagnosi precoce ed adeguata</strong>, a cui far corrispondere una terapia appropriata.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la terapia fisica svolge un ruolo fondamentale specie nelle forme infiammatorie mediante l’utilizzo di terapie fisiche con lo scopo di ridurre il gonfiore e l’infiammazione (laser + crioterapia, criolaserforesi, tecar terapia, ultrasuoni) e successivamente mediante la kinesiterapia indispensabile per ripristinare il fisiologico range articolare delle articolazioni interessate.</p>
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		<title>La distorsione di caviglia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 May 2023 19:06:57 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/ladistorsionedicaviglia.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36938" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/ladistorsionedicaviglia-1024x986.jpg" alt="ladistorsionedicaviglia" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La distorsione di caviglia avviene quando  l&#8217;articolazione<strong> è forzata oltre il proprio range articolare. </strong>A questo punto i muscoli, i legamenti e i tendini che la compongono possono subire delle lesioni che vanno dallo stiramento alla rottura. Gli stabilizzatori passivi della caviglia sono i legamenti collaterali laterale e mediale. Il primo (legamento deltoideo), formato da i fasci superficiale e profondo, prende origine dal malleolo tibiale e si inserisce sull&#8217;astragalo esul calcagno, svolgendo la funzione di opporsi ai movimenti di eversione. Il legamento collaterale esterno è invece formato da tre fasci legamentosi ben distinti tra loro e cioè il peroneo astragalico anteriore (P.A.A.), il peroneo-calcaneare (P.C.), il peroneo astragalico posteriore (P.A.P.). Gli stabilizzatori attivi sono il muscolo tibiale posteriore, il flessore comune delle dita e il muscolo flessore lungo dell&#8217;alluce (loggia retromalleolare mediale), i muscoli peroneo breve e lungo (loggia retromalleolare laterale). Nei casi più gravi alle lesioni capsulo-legamentose e mio-tendinee possono associarsi lesioni ossee.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La distorsione più frequente interessa la parte esterna della caviglia con movimenti in inversione o supinazione </strong>(la punta del piede è rivolta verso il basso e la caviglia ruota bruscamente all&#8217;interno). <strong>La distorsione di caviglia è provocata da un trauma</strong> come una caduta, un salto con atterraggio scorretto, camminare su una superficie irregolare. Si possono distinguere <strong>Lesioni di I°</strong> caratterizzate da lesione del PAA, tumefazione e dolore al carico, <strong>Lesioni di II°</strong> con rottura del PAA e PC dolore, infiltrazione ematica delle parti molli periarticolari e limitazione funzionale parziale e <strong>Lesioni di III°</strong> con rottura del PAA, PC e PAP con dolore edema, ematoma e limitazione funzionale totale. In base all&#8217;evento temporale possono essere distinguersi lesioni acute, lesioni recenti su precedenti e lesioni inveterate con instabilità cronica.</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi è clinica e di norma si procede all’esecuzione di esami radiografici per escludere eventuali lesioni ossee, ecografia ed RMN nei casi più gravi per lo studio dei tessuti molli. Nella fase iniziale delle lesioni di I e II° (per quest’ultime i tempi di recupero sono più lunghi) il trattamento prevede il protocollo RICE (riposo, ghiaccio, compressione elastica, elevazione dell&#8217;arto interessato).<strong> Nei casi più gravi e dove si associano lesioni ossee </strong>è necessario bloccare l&#8217;arto interessato dalla distorsione mediante <strong>bendaggio</strong> o<strong> apparecchio gessato</strong>. Utile l&#8217;uso di farmaci non steroidei e di antiedemigeni. Dopo il primo trattamento viene impostato un programma di controlli ambulatoriali con la funzione di valutare la progressione della guarigione, richiedere eventuali esami di approfondimento, prescrivere terapie fisiche e impostare il protocollo riabilitativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto importanti le <strong>terapie fisiche</strong>  (come ultrasuoni, laser ND-YAG, ionoforesi, tecar, criolaserforesi, etc) che possono aiutare contro l’infiammazione e quindi a velocizzare la ripresa funzionale. Appena sarà recuperato il range articolare e alla diminuzione e/o scomparsa del dolore sarà fondamentale iniziare un percorso di rieducazione propriocettiva ed al passo spesso sottovalutato ma invece fondamentale per prevenire eventuali recidive e/o una instabilità cronica. L’approccio chirurgico è riservato solo ai casi più gravi (spesso nelle lesioni di III°) che minano la stabilità articolare (lesioni acute dove un esame radiografico dinamico mostra un tilt astragalico superiore a 30°, alle lassità croniche post-traumatiche ed alle gravi lesioni acute con lassità costituzionale) e prevedono tecniche ricostruttive in open oppure artroscopiche.</p>
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		<title>Il Neuroma di Morton</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 19:16:22 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/03/neuromadinorton.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36929" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/03/neuromadinorton-1024x986.jpg" alt="neuromadinorton" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>Il Neuroma di Morton può svilupparsi a causa di <strong> </strong>microtraumi compressivi, tra le teste del III e IV metatarso, del III nervo digitale comune, un nervo esclusivamente sensitivo che innerva il 3 e 4 dito del piede (meno frequentemente esistono neuromi negli altri spazi intermetatarsali). Nel tempo si può formare un tessuto fibroso all’interno dello stesso nervo aumentandone le dimensioni e da qui la sintomatologia dolorosa.</p>
<p>Le cause di questi microtraumi possono essere ricercate nella conformazione del piede ed in tutte quelle condizioni che si associano ad un problema di appoggio dell’avampiede . Tale patologia è caratterizzata da un <strong>dolore trafittivo</strong>, simile a una scossa elettrica, a volte con <strong>formicolio</strong>, che si irradia verso le dita e da cui spesso il paziente trova sollievo solo togliendosi le scarpe (tale condizione può essere esacerbata da scarpe con tacco e punta stretta). Molto spesso, alla palpazione della zona interessata, è avvertibile un classico &#8220;clic&#8221; definito come segno di Mulder.</p>
<p>Gli esami strumentali (quali la radiografia, l&#8217;ecografia e la risonanza magnetica) vengono effettuati soprattutto per escludere la presenza di altre malattie che possono riguardare l&#8217;avampiede. Le terapie devono essere in un primo momento<strong> </strong><strong>conservative</strong> come terapia fisica antalgica (Laser ND-YAG, Ultrasuoni, Tecar terapia, Correnti antalgiche, Criolaserforesi) associate o meno a trattamenti manuali (massaggio trasverso profondo, trattamento mio-fasciale etc&#8230;). Nei casi più ribelli si possono praticare delle<strong> </strong><strong>infiltrazioni a base di cortisonici</strong>.</p>
<p>Risulta fondamentale spiegare al paziente l’utilizzo di calzature adeguate e l’eventuale utilizzo di <strong>plantari </strong>che migliorino l’appoggio del piede e allevino la compressione sul nervo (specie se vi sono condizioni associate come piede cavo o piatto, alluce valgo, metatarsalgia etc..). Se il dolore non migliora o tende a ripresentarsi periodicamente e le dimensioni del neuroma superano i 4-5mm è consigliato il trattamento chirurgico. La chirurgia si avvale di <strong>tecniche mininvasive</strong> mediante le quali si accede alla zona intermetatarsale per <strong>isolare e asportare il Neuroma</strong>. Come alternativa all&#8217;intervento chirurgico vi può essere una procedura di radiologia interventistica chiamata sclero-alcolizzazione.</p>
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		<title>La coccigodinia</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2023 18:39:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; La coccigodinia è una sindrome dolorosa  che coinvolge il coccige o l&#8217;area circostante. La maggior parte dei casi è correlata ad un&#8217;anomala mobilità del coccige con conseguente infiammazione. La coccigodinia colpisce più frequentemente il sesso femminile anche per eventi traumatici associati al parto laddove un&#8217;eccessiva tensione di muscoli e legamenti del coccige dovuta alla maggiore flessibilità per aiutare la donna a&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/01/coccigodinia.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36909" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/01/coccigodinia-1024x986.jpg" alt="coccigodinia" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>La <strong>coccigodinia</strong> è una sindrome dolorosa  che coinvolge il coccige o l&#8217;area circostante. La maggior parte dei casi è correlata ad un&#8217;anomala mobilità del coccige con conseguente infiammazione.</p>
<p>La coccigodinia colpisce più frequentemente il sesso femminile anche per eventi traumatici associati al parto laddove un&#8217;eccessiva tensione di muscoli e legamenti del coccige dovuta alla maggiore flessibilità per aiutare la donna a partorire può causare lesioni e parziale dislocazione dello stesso. Anche una violenta <strong>caduta</strong> sulla regione glutea (come negli sport di contatto, equitazione, sci ecc.) può causare una frattura od una lussazione del coccige innescando un&#8217;instabilità patologica e dunque dolore ed infiammazione cronici. La coccigodinia può insorgere come conseguenza di attività sportive che prevedono movimenti ripetuti della regione sacro-coccigea, (ciclismo,  canottaggio etc), in caso di obesità, per sedute prolungate ed in tutte quelle condizioni nelle quali viene esercitata troppa pressione sul coccige.</p>
<p>Altre cause possono essere legate a tumori, squilibri della colonna vertebrale, compressione delle radici nervose e infezioni. Il <strong>dolore</strong>, spesso molto forte, intollerabile, può essere presente, con intensità variabile, in modo costante, ed è esacerbato dalla posizione seduta, tanto da dovere usare la cosiddetta ciambella per trovare sollievo quando si deve stare seduti. Esso può regredire spontaneamente per poi ripresentarsi anche a distanza di anni. È un dolore molto invalidante che condiziona la vita di relazione, sociale, lavorativa.</p>
<p>La diagnosi si basa sulla storia anamnestica riferita dal paziente oltre al dato oggettivo di evocare il dolore con la digitopressione. Necessario eseguire comunque accertamenti strumentali per una corretta diagnosi differenziale quali <strong>una radiografia delle vertebre del coccige in stazione eretta e in posizione seduta e nei casi dubbi una</strong> <strong>risonanza magnetica.</strong> Il trattamento, in prima istanza, deve essere quello medico-conservativo.</p>
<p>La terapia farmacologica e le iniezioni di corticosteroidi alleviano i sintomi della coccigodinia (infiammazione e dolore), con effetti che possono durare anche diverse settimane. Le infiltrazioni locali con ossigeno-ozono<strong> </strong>che svolgono un’azione anti-infiammatoria possono essere ripetute più frequentemente rispetto a quelle con cortisonici. Vi sono diverse procedure che possono dare soddisfacenti risultati, compresa, in caso di esito fratturativo, la riduzione della lussazione o sublussazione, mediante manipolazione interna. La <strong>terapia fisica</strong> con impiego di tecarterapia, laser terapia, magnetoterapia e la ginnastica posturale possono essere di aiuto nel ridurre il dolore e migliorare la postura. Nel caso tali provvedimenti conservativi fallissero vi è la terapia è chirurgica che consiste nel rimuovere la vertebra dolorante.</p>
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		<title>La spina calcaneare</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2022 18:02:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La spina calcaneare è una entesopatia (tendinite inserzionale) del calcagno. In realtà il termine &#8220;spina&#8221; è erroneo in quanto trattasi di una calcificazione del tendine stesso che lo fa somigliare ad una &#8220;spina&#8221;. Lo sperone calcaneare è un disturbo molto simile alla SPINA CALCANEARE con la differenza che quest&#8217;ultima esordisce nella zona inferiore del tallone, generalmente a livello mediale,&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/12/spinacalcaneare.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36905" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/12/spinacalcaneare-1024x986.jpg" alt="spinacalcaneare" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>La <strong>spina calcaneare</strong> è una entesopatia (tendinite inserzionale) del calcagno. In realtà il termine &#8220;<em>spina</em>&#8221; è erroneo in quanto trattasi di una calcificazione del tendine stesso che lo fa somigliare ad una &#8220;spina&#8221;. Lo sperone calcaneare è un disturbo molto simile alla <strong>SPINA CALCANEARE</strong> con la differenza che quest&#8217;ultima esordisce nella zona inferiore del tallone, generalmente a livello mediale, nel punto in cui ha origine la fascia plantare (anziché nella parte posteriore del calcagno). La causa della spina calcaneare è da ricercare nell&#8217;uso di <strong>calzature non idonee</strong>, generalmente con tacco basso e <strong>plantare non congruo</strong>.  Anche i microtraumi hanno notevole importanza come quelli legati ad attività sportive che possono causare un aumento di tensione del tendine e una conseguente infiammazione. Altri fattori che possono favorire allo sviluppo dello sperone calcaneare sono le caratteristiche anatomiche (es. piede cavo o pronato), il peso eccessivo. Queste &#8220;<strong>sollecitazioni</strong>&#8221; provocano delle <strong>piccole lesioni</strong> che tendono a <strong>ripararsi spontaneamente</strong> con la <strong>formazione del nuovo tessuto osseo</strong>, da cui risulta lo sperone calcaneare. Il sintomo principale è il dolore al centro del tallone che può irradiarsi alla volta plantare, causando una concomitante <strong>fascite plantare</strong>. Nella forma acuta il dolore è così forte d rendere impossibile l’appoggio del piede a terra. Nelle forme croniche il dolore aumenta al momento del risveglio appena si poggia il piede, si attenua o scompare camminando per ripresentarsi il giorno successivo. La diagnosi è basata sulla visita medica, che può essere adiuvata eami diagnostici (RX e/o ecografia, esami di secondo livello come la RMN). Un <strong>esame baropodometrico</strong> viene consigliato, invece, nel caso sia sospettata una patologia da sovraccarico.</p>
<p>La terapia consiste nell&#8217;uso ortesi (plantare personalizzato con scarico del tallone) e di calzature appropriate con tacco di almeno 2/3 cm. Utile la fisiokinesiterapia con le onde d&#8217;urto, sempre valido per tutte le tendiniti il laser ad alta potenza, gli ultrasuoni, la tecar terapi, i massaggi, le manipolazioni e lo stretching. Particolarmente efficace può essere la mesoterapia con farmaci antiflogistici o omeopatici (recentemente ci si avvale dell&#8217;uso del collagene sempre in mesoterapia). Le infiltrazioni locali con cortisone dovrebbe essere prese in considerazione solo nei casi ribelli agli altri trattamenti per la presenza di effetti collaterali. Nei pazienti che non hanno tratto alcun beneficio dalla terapia conservativa (o nel caso in cui questa non fosse più sufficiente), può essere indicata l&#8217;<strong>asportazione chirurgica</strong><strong> </strong>dello sperone calcaneare. Lo scopo dell&#8217;intervento consiste nell&#8217;eliminare il dolore e nel ripristinare il movimento articolare. La rimozione dello sperone calcaneare avviene dapprima con la <strong>chirurgia mininvasiva</strong>, poi, in caso di recidiva della patologia, con <strong>correzioni più complesse </strong>del retropiede.</p>
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		<title>Le cisti sinoviali tendinee</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 21:07:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le cisti tendinee o “gangli sinoviali” si localizzano prevalentemente a livello del polso e della mano ed in particolare in corrispondenza del legamento scafo-lunato e della regione palmare del polso, seguiti dalla guaina dei tendini flessori. L’eziopatogenesi è controversa, l’ipotesi più plausibile è che si possano originare per fenomeni di degenerazione mucoide dei tessuti su base microtraumatica. Compaiono,&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/11/cistitendinee.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36899" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/11/cistitendinee-1024x986.jpg" alt="cistitendinee" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>Le<strong> cisti tendinee</strong> o “gangli sinoviali” si localizzano prevalentemente a livello del polso e della mano ed in particolare in corrispondenza del <strong>legamento scafo-lunato</strong> e della <strong>regione palmare del polso</strong>, seguiti dalla guaina dei tendini flessori.</p>
<p>L’eziopatogenesi è controversa, l’ipotesi più plausibile è che si possano originare per fenomeni di degenerazione mucoide dei tessuti su base microtraumatica. Compaiono, più frequentemente in pazienti di<strong> sesso femminile tra i 20 e i 40 anni</strong> di età, come una tumefazione in una delle localizzazioni tipiche anzidette, comportando in genere una deformazione estetica del polso e dolore. Se il ganglio si sviluppa in prossimità di un nervo periferico (in genere il nervo mediano o l’ulnare) può associarsi una neuropatia consensuale.</p>
<p>La diagnosi è clinica ma va confermata con l’ecografia che ne permette un’accurata valutazione. Nei casi dubbi altra metodica utile è la <strong>Risonanza Magnetica</strong>. I gangli sinoviali così come hanno una tendenza a<strong> risolversi spontaneamente</strong> possono recidivare con uguale frequenza. Normalmente se non sintomatiche non necessitano di nessun trattamento ma solo di monitoraggio nel tempo.</p>
<p>Se sintomatici, possono essere presi in considerazione diversi trattamenti: puntura ecoguidata con aspirazione, con contemporanea iniezione o meno di steroidi, e resezione chirurgica. Quest’ultimo sembrerebbe essere il trattamento più efficace e con maggiori tassi di successo definitivo. Sebbene l’intervento chirurgico sia usualmente considerato di semplice effettuazione in una ridotta percentuale di casi vi può essere dolore postoperatorio, ridotta funzionalità e recidive. In questi casi può essere utile un programma fisiokinesiterapico con metodiche di terapia fisica per alleviare il dolore e rieducazione motoria allo scopo di reuperare il fisiologico range articolare.</p>
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		<title>L&#8217;artrosi di spalla</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 20:36:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’artrosi di spalla è una malattia degenerativa che colpisce l’articolazione della spalla, a partire dalla cartilagine che riveste le superfici ossee e permette il movimento fluido e senza attrito della spalla. Con la progressione dell’artrosi, la cartilagine si usura e compaiono i sintomi tipici dell’artrosi. L&#8217;artrosi può essere primaria, cioè dovuta ad un naturale invecchiamento della&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 9.35pt 0cm;"><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/10/artrosidispalla.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36892" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/10/artrosidispalla-1024x986.jpg" alt="artrosidispalla" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 9.35pt 0cm;"><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Arial',sans-serif;">L’artrosi di spalla è una malattia degenerativa che colpisce l’articolazione della spalla, a partire dalla cartilagine che riveste le superfici ossee e permette il movimento fluido e senza attrito della spalla. Con la progressione dell’artrosi, la cartilagine si usura e compaiono i sintomi tipici dell’artrosi. L&#8217;artrosi può essere<span class="apple-converted-space"><b><span style="color: #333333;"> </span></b></span><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #333333;">primaria</span></strong>, cioè dovuta ad un naturale invecchiamento della cartilagine che si usura col tempo, o<span class="apple-converted-space"><b><span style="color: #333333;"> </span></b></span><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #333333;">secondaria</span></strong><span class="apple-converted-space"><span style="color: #333333;"> </span></span>a precedenti fratture, traumi o malattie sistemiche. I sintomi son principalmente<span class="apple-converted-space"><b><span style="color: #333333;"> </span></b></span><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #333333;">comparsa progressiva di dolore e successiva perdita di movimento</span></strong>, rendendo sempre più difficile anche le normali attività quotidiane (pettinarsi, portare il cucchiaio alla bocca, lavarsi i denti, guidare, eccetera). </span></p>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 9.35pt 0cm;"><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Arial',sans-serif;">La diagnosi, dopo un attento esame clinico, si può effettuare semplicemente con una <strong><i><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #333333;">radiografia standard comparativa di spalla</span></i></strong>. Nei casi più complessi e per diagnosi differenziale possono essere utili integrazioni con esami di secondo livello (TC e/o RMN).<span class="apple-converted-space"><b><span style="color: #333333;"> </span></b></span><span style="color: #333333;">Il rischio principale di una artrosi non trattata tempestivamente è la<span class="apple-converted-space"> </span><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">perdita quasi totale del movimento</span></strong><span class="apple-converted-space"> </span>e quindi dell’autonomia nelle A.V.Q. (attività della vita quotidiana). Il trattamento specie nelle fasi iniziali è <strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">farmacologico e fisioterapico</span></strong>, mirato alla diminuzione dell’infiammazione articolare e soprattutto al mantenimento del movimento. </span></span></p>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 9.35pt 0cm;"><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Arial',sans-serif;"><span style="color: #333333;">Pertanto è fondamentale iniziare un percorso fisioterapico con esercizi di rieducazione motoria e posturale oltre che di terapia fisica antalgica (Tecar terapia, Laser Nd-Yag, Crioelettroforesi, Magnetoterapia, Ultrasuoni, Correnti antalgiche) il prima possibile proprio per cercare di arrestare la progressione della malattia con l’inevitabile perdita di movimento. Possono essere utili<span class="apple-converted-space"> </span><em><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">infiltrazioni intrarticolari</span></em><span class="apple-converted-space"> </span>a base di cortisonici o acido ialuronico. </span>Quando le terapie conservative falliscono e l’artrosi è ancora ai primi stadi, può essere utile il<span class="apple-converted-space"><span style="color: #0c143a;"> </span></span><b>trattamento artroscopico</b><span class="apple-converted-space"><span style="color: #0c143a;"> </span></span>per rimuovere frammenti di cartilagine e tessuti infiammati. Non si tratta di un trattamento definitivo ma aiuta a gestire il dolore per un periodo limitato di tempo. Negli stadi avanzati, invece, la soluzione all’artrosi di spalla, al dolore e alle limitazioni funzionali, è l’intervento di<span class="apple-converted-space"><span style="color: #0c143a;"> </span></span><b>protesi di spalla</b>.<span class="apple-converted-space"><span style="color: #0c143a;"> </span></span></span></p>
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		<title>La sindrome delle faccette articolari</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 20:01:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La lombalgia cronica è la causa più frequente di disabilità muscolo-scheletrica con una prevalenza del 5% sull’intera popolazione. Spesso l’eziologia è multifattoriale e, proprio questa, è la causa di numerose visite specialistiche, errori diagnostici e chirurgia non indicata. In particolare la sindrome delle faccette articolari lombari è considerata una frequente ma spesso poco riconosciuta origine&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/09/faccette.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36881" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/09/faccette-1024x986.jpg" alt="faccette" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>La lombalgia cronica è la causa più frequente di disabilità muscolo-scheletrica con una prevalenza del 5% sull’intera popolazione. Spesso l’eziologia è multifattoriale e, proprio questa, è la causa di numerose visite specialistiche, errori diagnostici e chirurgia non indicata. In particolare la sindrome delle faccette articolari lombari è considerata una frequente ma spesso poco riconosciuta origine di lombalgia cronica. Secondo la International Association for the Study of Pain (IASP) la lombalgia cronica, dovuta alla sindrome delle faccette articolari, rappresenta da sola dal <strong>15%</strong> al <strong>45%</strong> circa del totale.<br />
La <strong>Sindrome delle Faccette Articolari</strong> è una <strong>patologia algo-disfunzionale</strong> delle faccette articolari vertebrali, articolazioni che garantiscono la mobilità della colonna vertebrale. Il <strong>sovraccarico funzionale</strong> della faccetta articolare è la causa principale di tale disfunzione e può essere aggravato da fattori quali l’età, l&#8217;<em>obesità</em>, il <em>lavoro sedentario</em>, la <em>scarsa attività fisica</em>. In sostanza le faccette articolari sovrasollecitate iniziano a muoversi più di quanto sono progettate a fare, generando un dolore da ipermovimento. Il sintomo principale è la <strong>lombalgia</strong>, monolaterale o bilaterale, ossia il classico mal di schiena, che si esacerba coi movimenti del busto. Raramente la sindrome faccettale da una irradiazione all&#8217;arto inferiore a meno che non vi sia una patologia concomitante compressiva sulle radici nervose. Tale sintomatologia entra in diagnosi differenziale con numerose altre patologie a carico della colonna vertebrale, quali le spondilolistesi, la stenosi lombare, le ernie discali ecc, le quali hanno cortei sintomatologici spesso più complessi e che, è bene dirlo, sono anche più frequenti.</p>
<p>La diagnosi prevede un attento <strong>esame clinico</strong> e l&#8217;esecuzione di <strong>esami radiologici</strong> mirati. Il primo esame da eseguire è la <strong>RX lombosacrale</strong> in proiezioni statiche e dinamiche; tale esame permette di individuare innanzitutto l&#8217;allineamento del tratto lombare, la presenza di instabilità vertebrali conclamate e la presenza di alterazioni artrosiche a carico delle faccette articolari. L&#8217;esame deve poi essere completato dalla <strong>RMN </strong>la quale permette innanzitutto di escludere patologie discali o osteoartrosiche più avanzate, permette di analizzare la disfunzionalità delle faccette mediante la misurazione del liquido al loro interno, permette di classificare il grado di osteoartrite delle faccette stesse mediante una specifica classificazione. L&#8217;esame diagnostico principe è il <strong>test antalgico sulle faccette articolari</strong> che si esegue mediante <em>infiltrazione dell&#8217;articolazione con anestetico e cortisone</em>; tale esame, che deve essere eseguito in mani esperte, è diagnostico se l&#8217;infiltrazione permette la risoluzione del dolore. Dal momento che in questo tipo di patologia l<strong>&#8216;articolazione si muove più di quanto dovrebbe</strong> in relazione al carico fisiologico, l&#8217;evoluzione di tale patologia è per forza di cose progressiva: i rischi sono quelli di sviluppare a distanza di tempo una forma artrosica più grave quale ad esempio la <strong>spondilolistesi degenerativa</strong> o la <strong>stenosi del canale lombare</strong>. La cura della sindrome faccettale è strettamente correlata alla corretta diagnosi e nel caso in cui vi sia diagnosi certa di sindrome faccettale le opzioni di trattamento sono fondamentalmente tre:</p>
<p>Il <strong>Trattamento conservativo</strong>: può essere eseguito attraverso la rieducazione posturale individuale, le terapie antalgiche fiscihe (tecar e laser terapia, ionoforesi, Correnti antalgiche etc..) e il nuoto, con l&#8217;obiettivo di ridurre le tensioni muscolari, ridurre il carico sulle faccette articolari e migliorare la mobilità.</p>
<p><strong>Trattamento con radiofrequenza</strong>: una volta che il test antalgico risulta positivo, si può eseguire la termoablazione con radiofrequenza della faccetta articolare, andando ad eseguire una lesione del ramo nervoso tributario della faccetta articolare attraverso un elettrodo inserito in anestesia locale sotto controllo radiologico. È una procedura sicura in mani esperte che non richiede ricovero, tuttavia questo trattamento può non essere definitivo e portare alla ricomparsa dei sintomi a distanza di mesi (per cui possono essere necessarie diverse applicazioni), ma soprattutto risulta un trattamento sintomatico che agisce esclusivamente sul dolore, ma che non tratta in nessun modo la patologia di base responsabile della sindrome, ossia l&#8217;ipermobilità articolare. Perciò, anche in questo caso, è bene seguire comunque un percorso di riabilitazione studiato ad hoc sul paziente e sulle sue condizioni specifiche.<br />
Infatti i risultati della radiofrequenza tendono a diminuire progressivamente con il passare del tempo, soprattutto quando non vengono adottate terapie complementari di rieducazione motoria</p>
<p><strong>Trattamento chirurgico</strong>: la chirurgia in questi casi ha come obiettivo il trattamento dell&#8217;ipermobilità della faccetta articolare secondo il principio per cui, eliminando la mobilità patologica, si elimina il dolore e si tratta l&#8217;ipermobilità responsabile della sindrome. Le tecniche chirurgiche a disposizione vanno dalle classiche stabilizzazioni con viti e barre, che si possono eseguire con <em>tecniche open o percutaneo-mininvasive</em>, alle stabilizzazioni di recente introduzione quali quelle con fissatori interfaccettali o transfaccettali, che in casi selezionati, garantiscono una completa risoluzione del dolore con tempi chirurgici e di recupero estremamente ridotti.</p>
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