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	<title>Centro Athena Napoli &#187; lombalgia</title>
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		<title>La sindrome delle faccette articolari</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 20:01:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La lombalgia cronica è la causa più frequente di disabilità muscolo-scheletrica con una prevalenza del 5% sull’intera popolazione. Spesso l’eziologia è multifattoriale e, proprio questa, è la causa di numerose visite specialistiche, errori diagnostici e chirurgia non indicata. In particolare la sindrome delle faccette articolari lombari è considerata una frequente ma spesso poco riconosciuta origine&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/09/faccette.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36881" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/09/faccette-1024x986.jpg" alt="faccette" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>La lombalgia cronica è la causa più frequente di disabilità muscolo-scheletrica con una prevalenza del 5% sull’intera popolazione. Spesso l’eziologia è multifattoriale e, proprio questa, è la causa di numerose visite specialistiche, errori diagnostici e chirurgia non indicata. In particolare la sindrome delle faccette articolari lombari è considerata una frequente ma spesso poco riconosciuta origine di lombalgia cronica. Secondo la International Association for the Study of Pain (IASP) la lombalgia cronica, dovuta alla sindrome delle faccette articolari, rappresenta da sola dal <strong>15%</strong> al <strong>45%</strong> circa del totale.<br />
La <strong>Sindrome delle Faccette Articolari</strong> è una <strong>patologia algo-disfunzionale</strong> delle faccette articolari vertebrali, articolazioni che garantiscono la mobilità della colonna vertebrale. Il <strong>sovraccarico funzionale</strong> della faccetta articolare è la causa principale di tale disfunzione e può essere aggravato da fattori quali l’età, l&#8217;<em>obesità</em>, il <em>lavoro sedentario</em>, la <em>scarsa attività fisica</em>. In sostanza le faccette articolari sovrasollecitate iniziano a muoversi più di quanto sono progettate a fare, generando un dolore da ipermovimento. Il sintomo principale è la <strong>lombalgia</strong>, monolaterale o bilaterale, ossia il classico mal di schiena, che si esacerba coi movimenti del busto. Raramente la sindrome faccettale da una irradiazione all&#8217;arto inferiore a meno che non vi sia una patologia concomitante compressiva sulle radici nervose. Tale sintomatologia entra in diagnosi differenziale con numerose altre patologie a carico della colonna vertebrale, quali le spondilolistesi, la stenosi lombare, le ernie discali ecc, le quali hanno cortei sintomatologici spesso più complessi e che, è bene dirlo, sono anche più frequenti.</p>
<p>La diagnosi prevede un attento <strong>esame clinico</strong> e l&#8217;esecuzione di <strong>esami radiologici</strong> mirati. Il primo esame da eseguire è la <strong>RX lombosacrale</strong> in proiezioni statiche e dinamiche; tale esame permette di individuare innanzitutto l&#8217;allineamento del tratto lombare, la presenza di instabilità vertebrali conclamate e la presenza di alterazioni artrosiche a carico delle faccette articolari. L&#8217;esame deve poi essere completato dalla <strong>RMN </strong>la quale permette innanzitutto di escludere patologie discali o osteoartrosiche più avanzate, permette di analizzare la disfunzionalità delle faccette mediante la misurazione del liquido al loro interno, permette di classificare il grado di osteoartrite delle faccette stesse mediante una specifica classificazione. L&#8217;esame diagnostico principe è il <strong>test antalgico sulle faccette articolari</strong> che si esegue mediante <em>infiltrazione dell&#8217;articolazione con anestetico e cortisone</em>; tale esame, che deve essere eseguito in mani esperte, è diagnostico se l&#8217;infiltrazione permette la risoluzione del dolore. Dal momento che in questo tipo di patologia l<strong>&#8216;articolazione si muove più di quanto dovrebbe</strong> in relazione al carico fisiologico, l&#8217;evoluzione di tale patologia è per forza di cose progressiva: i rischi sono quelli di sviluppare a distanza di tempo una forma artrosica più grave quale ad esempio la <strong>spondilolistesi degenerativa</strong> o la <strong>stenosi del canale lombare</strong>. La cura della sindrome faccettale è strettamente correlata alla corretta diagnosi e nel caso in cui vi sia diagnosi certa di sindrome faccettale le opzioni di trattamento sono fondamentalmente tre:</p>
<p>Il <strong>Trattamento conservativo</strong>: può essere eseguito attraverso la rieducazione posturale individuale, le terapie antalgiche fiscihe (tecar e laser terapia, ionoforesi, Correnti antalgiche etc..) e il nuoto, con l&#8217;obiettivo di ridurre le tensioni muscolari, ridurre il carico sulle faccette articolari e migliorare la mobilità.</p>
<p><strong>Trattamento con radiofrequenza</strong>: una volta che il test antalgico risulta positivo, si può eseguire la termoablazione con radiofrequenza della faccetta articolare, andando ad eseguire una lesione del ramo nervoso tributario della faccetta articolare attraverso un elettrodo inserito in anestesia locale sotto controllo radiologico. È una procedura sicura in mani esperte che non richiede ricovero, tuttavia questo trattamento può non essere definitivo e portare alla ricomparsa dei sintomi a distanza di mesi (per cui possono essere necessarie diverse applicazioni), ma soprattutto risulta un trattamento sintomatico che agisce esclusivamente sul dolore, ma che non tratta in nessun modo la patologia di base responsabile della sindrome, ossia l&#8217;ipermobilità articolare. Perciò, anche in questo caso, è bene seguire comunque un percorso di riabilitazione studiato ad hoc sul paziente e sulle sue condizioni specifiche.<br />
Infatti i risultati della radiofrequenza tendono a diminuire progressivamente con il passare del tempo, soprattutto quando non vengono adottate terapie complementari di rieducazione motoria</p>
<p><strong>Trattamento chirurgico</strong>: la chirurgia in questi casi ha come obiettivo il trattamento dell&#8217;ipermobilità della faccetta articolare secondo il principio per cui, eliminando la mobilità patologica, si elimina il dolore e si tratta l&#8217;ipermobilità responsabile della sindrome. Le tecniche chirurgiche a disposizione vanno dalle classiche stabilizzazioni con viti e barre, che si possono eseguire con <em>tecniche open o percutaneo-mininvasive</em>, alle stabilizzazioni di recente introduzione quali quelle con fissatori interfaccettali o transfaccettali, che in casi selezionati, garantiscono una completa risoluzione del dolore con tempi chirurgici e di recupero estremamente ridotti.</p>
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		<title>La lombocruralgia</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2022 19:37:12 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/05/lombocruralgia.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36847" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/05/lombocruralgia-1024x986.jpg" alt="lombocruralgia" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti hanno almeno una volta sentito parlare di lombosciatalgia, tuttavia altrettanto importante è un altro disturbo e cioè la<strong> lombocruralgia</strong>. In entrambi i casi c’è un dolore lombare (lombalgia) ma nella <strong>sciatalgia</strong> il dolore è irradiato lungo il decorso del nervo sciatico, dal gluteo alla parte posteriore della coscia e postero-laterale della gamba, fino alla caviglia mentre nella <strong>cruralgia</strong> il dolore è avvertito lungo la faccia anteriore o antero-interna della coscia, lungo il decorso del nervo crurale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cause possono essere molteplici (traumi, ernie del disco lombare, tumori vertebrali lombari o grandi ematomi situati vicino alla colonna vertebrale) con fenomeni di compressione o processi irritativi a carico del nervo crurale o delle radici spinali da cui deriva. Più raramente le cause sono irregolarità da parte di una o più vertebre adiacenti, dovute per esempio a <strong>fratture vertebrali</strong>, <strong>osteoporosi</strong> o <strong>artrosi</strong> con formazione di <strong>osteofiti</strong>, il restringimento del canale vertebrale (<strong>stenosi vertebrale lombare</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">I più caratteristici sintomi della lombocruralgia sono il dolore alla porzione anteriore e/o interna della coscia e il dolore alla schiena, di solito a livello del tratto lombare della colonna vertebrale. Queste due sensazioni dolorose possono comparire in maniera improvvisa – per esempio dopo uno sforzo – oppure in modo graduale. Nei casi più severi di lombocruralgia ai sintomi già descritti possono accompagnarsi altre problematiche, quali intorpidimento e formicolio nelle zone anatomiche percorse dal nervo crurale, e senso di debolezza a carico dell&#8217;arto inferiore interessato. Nei casi più gravi vi può essere l&#8217;atrofizzazione del muscolo quadricipite e la perdita della capacità estensiva del ginocchio e della capacità di flessione dell&#8217;anca.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla diagnosi si arriva con un accurato <strong>esame obiettivo</strong> ed un&#8217;approfondita <strong>anamnesi</strong>, <strong>esami radiologici</strong> (raggi X , la risonanza magnetica nucleare  o la TAC, l&#8217;<strong>elettromiografia</strong>). Bisogna stare molto attenti alla diagnosi differenziale con problemi viscerali (in particolare valutando la funzionalità renale, eventuali tumori della prostata che possono dare metastasi, disfunzioni ginecologiche, problemi dell’aorta addominale).<strong> Un dolore cruralgico può essere determinato anche dalla nevralgia dell’otturatore, da una</strong> <strong>coxartrosi</strong>, da una <strong>pubalgia</strong>. Altre condizioni che bisogna sempre escludere sono una <strong>osteonecrosi della testa femorale</strong>,<strong> </strong>in cui l’anca è libera meccanicamente ma è presente zoppia e dolori inguinali. La terapia della lombocruralgia prevede, prima di tutto, una terapia finalizzata alla cura delle cause scatenanti (<strong>terapia causale con la rimozione delle cause compressive o di danno</strong>) e, in secondo luogo, una terapia mirata ad alleviare i sintomi (<strong>terapia sintomatica</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">La classica terapia sintomatica adottata in caso di lombocruralgia prevede: <strong>riposo</strong> dall&#8217;attività fisica, ma non l&#8217;immobilità, l&#8217;assunzione di <strong>analgesici e antinfiammatori non steroidei</strong> (<strong>FANS</strong>). <strong>Nella fase post acuta ci si può giovare della terapia fisica strumentale e riabilitativa.</strong> Scopo di questa fase sarà combattere l’infiammazione andando ad agire sia sulla componente di compressione a livello del disco sulla radice nervosa, sia ridurre l’edema che provoca sostanzialmente i sintomi di lombocruralgia. Per agire direttamente sulla radice nervosa è assolutamente di grande aiuto il Laser yag ad alta potenza. In aiuto per combattere il dolore da contrattura muscolare ci sarà la Tecarterapia. Durante l’applicazione di questa terapia, il paziente avvertirà una gradevole e terapeutica sensazione di calore, che appunto favorirà l’allentamento della contrattura. In questa fase, che ricordiamo avviene subito dopo la fase acuta, si potrà inserire gradatamente, a discrezione del fisioterapista  una terapia di mobilizzazione del tratto lombare mediante esercizi respiratori (che agiscono sul diaframma la cui contrattura, può provocare una tensione sulle prime vertebre lombari), e del pompage. Una volta che i sintomi sono regressi, e migliorata la condizione generale con una riduzione del 50% del dolore iniziale, si potrà cominciare un trattamento di rieducazione posturale globale. La prevenzione prevede il mantenimento di un buon tono muscolare, in particolare di quei muscoli che i medici riconoscono come “<em>core</em>”. Il “<em>core</em>” è la parte funzionale del corpo umano data dall&#8217;insieme dei muscoli addominali, obliqui, lombari e paravertebrali, <em>stretching</em> per migliorare la flessibilità dei muscoli del tratto lombosacrale della schiena e dei muscoli ischio-crurali mediante tecniche posturali, acquisizione della corretta tecnica di sollevamento di un peso (busto eretto, ginocchia flesse ecc.), corrette abitudini alimentari, controllo del peso corporeo, attività fisica regolare e stile di vita orientato al benessere.</p>
<p style="text-align: justify;">
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