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	<title>Centro Athena Napoli &#187; riabilitazionevomero</title>
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		<title>La coccigodinia</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2023 18:39:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; La coccigodinia è una sindrome dolorosa  che coinvolge il coccige o l&#8217;area circostante. La maggior parte dei casi è correlata ad un&#8217;anomala mobilità del coccige con conseguente infiammazione. La coccigodinia colpisce più frequentemente il sesso femminile anche per eventi traumatici associati al parto laddove un&#8217;eccessiva tensione di muscoli e legamenti del coccige dovuta alla maggiore flessibilità per aiutare la donna a&#8230;]]></description>
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<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/01/coccigodinia.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36909" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/01/coccigodinia-1024x986.jpg" alt="coccigodinia" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>La <strong>coccigodinia</strong> è una sindrome dolorosa  che coinvolge il coccige o l&#8217;area circostante. La maggior parte dei casi è correlata ad un&#8217;anomala mobilità del coccige con conseguente infiammazione.</p>
<p>La coccigodinia colpisce più frequentemente il sesso femminile anche per eventi traumatici associati al parto laddove un&#8217;eccessiva tensione di muscoli e legamenti del coccige dovuta alla maggiore flessibilità per aiutare la donna a partorire può causare lesioni e parziale dislocazione dello stesso. Anche una violenta <strong>caduta</strong> sulla regione glutea (come negli sport di contatto, equitazione, sci ecc.) può causare una frattura od una lussazione del coccige innescando un&#8217;instabilità patologica e dunque dolore ed infiammazione cronici. La coccigodinia può insorgere come conseguenza di attività sportive che prevedono movimenti ripetuti della regione sacro-coccigea, (ciclismo,  canottaggio etc), in caso di obesità, per sedute prolungate ed in tutte quelle condizioni nelle quali viene esercitata troppa pressione sul coccige.</p>
<p>Altre cause possono essere legate a tumori, squilibri della colonna vertebrale, compressione delle radici nervose e infezioni. Il <strong>dolore</strong>, spesso molto forte, intollerabile, può essere presente, con intensità variabile, in modo costante, ed è esacerbato dalla posizione seduta, tanto da dovere usare la cosiddetta ciambella per trovare sollievo quando si deve stare seduti. Esso può regredire spontaneamente per poi ripresentarsi anche a distanza di anni. È un dolore molto invalidante che condiziona la vita di relazione, sociale, lavorativa.</p>
<p>La diagnosi si basa sulla storia anamnestica riferita dal paziente oltre al dato oggettivo di evocare il dolore con la digitopressione. Necessario eseguire comunque accertamenti strumentali per una corretta diagnosi differenziale quali <strong>una radiografia delle vertebre del coccige in stazione eretta e in posizione seduta e nei casi dubbi una</strong> <strong>risonanza magnetica.</strong> Il trattamento, in prima istanza, deve essere quello medico-conservativo.</p>
<p>La terapia farmacologica e le iniezioni di corticosteroidi alleviano i sintomi della coccigodinia (infiammazione e dolore), con effetti che possono durare anche diverse settimane. Le infiltrazioni locali con ossigeno-ozono<strong> </strong>che svolgono un’azione anti-infiammatoria possono essere ripetute più frequentemente rispetto a quelle con cortisonici. Vi sono diverse procedure che possono dare soddisfacenti risultati, compresa, in caso di esito fratturativo, la riduzione della lussazione o sublussazione, mediante manipolazione interna. La <strong>terapia fisica</strong> con impiego di tecarterapia, laser terapia, magnetoterapia e la ginnastica posturale possono essere di aiuto nel ridurre il dolore e migliorare la postura. Nel caso tali provvedimenti conservativi fallissero vi è la terapia è chirurgica che consiste nel rimuovere la vertebra dolorante.</p>
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		<title>La spina calcaneare</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2022 18:02:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La spina calcaneare è una entesopatia (tendinite inserzionale) del calcagno. In realtà il termine &#8220;spina&#8221; è erroneo in quanto trattasi di una calcificazione del tendine stesso che lo fa somigliare ad una &#8220;spina&#8221;. Lo sperone calcaneare è un disturbo molto simile alla SPINA CALCANEARE con la differenza che quest&#8217;ultima esordisce nella zona inferiore del tallone, generalmente a livello mediale,&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/12/spinacalcaneare.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36905" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/12/spinacalcaneare-1024x986.jpg" alt="spinacalcaneare" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>La <strong>spina calcaneare</strong> è una entesopatia (tendinite inserzionale) del calcagno. In realtà il termine &#8220;<em>spina</em>&#8221; è erroneo in quanto trattasi di una calcificazione del tendine stesso che lo fa somigliare ad una &#8220;spina&#8221;. Lo sperone calcaneare è un disturbo molto simile alla <strong>SPINA CALCANEARE</strong> con la differenza che quest&#8217;ultima esordisce nella zona inferiore del tallone, generalmente a livello mediale, nel punto in cui ha origine la fascia plantare (anziché nella parte posteriore del calcagno). La causa della spina calcaneare è da ricercare nell&#8217;uso di <strong>calzature non idonee</strong>, generalmente con tacco basso e <strong>plantare non congruo</strong>.  Anche i microtraumi hanno notevole importanza come quelli legati ad attività sportive che possono causare un aumento di tensione del tendine e una conseguente infiammazione. Altri fattori che possono favorire allo sviluppo dello sperone calcaneare sono le caratteristiche anatomiche (es. piede cavo o pronato), il peso eccessivo. Queste &#8220;<strong>sollecitazioni</strong>&#8221; provocano delle <strong>piccole lesioni</strong> che tendono a <strong>ripararsi spontaneamente</strong> con la <strong>formazione del nuovo tessuto osseo</strong>, da cui risulta lo sperone calcaneare. Il sintomo principale è il dolore al centro del tallone che può irradiarsi alla volta plantare, causando una concomitante <strong>fascite plantare</strong>. Nella forma acuta il dolore è così forte d rendere impossibile l’appoggio del piede a terra. Nelle forme croniche il dolore aumenta al momento del risveglio appena si poggia il piede, si attenua o scompare camminando per ripresentarsi il giorno successivo. La diagnosi è basata sulla visita medica, che può essere adiuvata eami diagnostici (RX e/o ecografia, esami di secondo livello come la RMN). Un <strong>esame baropodometrico</strong> viene consigliato, invece, nel caso sia sospettata una patologia da sovraccarico.</p>
<p>La terapia consiste nell&#8217;uso ortesi (plantare personalizzato con scarico del tallone) e di calzature appropriate con tacco di almeno 2/3 cm. Utile la fisiokinesiterapia con le onde d&#8217;urto, sempre valido per tutte le tendiniti il laser ad alta potenza, gli ultrasuoni, la tecar terapi, i massaggi, le manipolazioni e lo stretching. Particolarmente efficace può essere la mesoterapia con farmaci antiflogistici o omeopatici (recentemente ci si avvale dell&#8217;uso del collagene sempre in mesoterapia). Le infiltrazioni locali con cortisone dovrebbe essere prese in considerazione solo nei casi ribelli agli altri trattamenti per la presenza di effetti collaterali. Nei pazienti che non hanno tratto alcun beneficio dalla terapia conservativa (o nel caso in cui questa non fosse più sufficiente), può essere indicata l&#8217;<strong>asportazione chirurgica</strong><strong> </strong>dello sperone calcaneare. Lo scopo dell&#8217;intervento consiste nell&#8217;eliminare il dolore e nel ripristinare il movimento articolare. La rimozione dello sperone calcaneare avviene dapprima con la <strong>chirurgia mininvasiva</strong>, poi, in caso di recidiva della patologia, con <strong>correzioni più complesse </strong>del retropiede.</p>
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		<title>Le cisti sinoviali tendinee</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 21:07:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le cisti tendinee o “gangli sinoviali” si localizzano prevalentemente a livello del polso e della mano ed in particolare in corrispondenza del legamento scafo-lunato e della regione palmare del polso, seguiti dalla guaina dei tendini flessori. L’eziopatogenesi è controversa, l’ipotesi più plausibile è che si possano originare per fenomeni di degenerazione mucoide dei tessuti su base microtraumatica. Compaiono,&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/11/cistitendinee.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36899" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/11/cistitendinee-1024x986.jpg" alt="cistitendinee" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>Le<strong> cisti tendinee</strong> o “gangli sinoviali” si localizzano prevalentemente a livello del polso e della mano ed in particolare in corrispondenza del <strong>legamento scafo-lunato</strong> e della <strong>regione palmare del polso</strong>, seguiti dalla guaina dei tendini flessori.</p>
<p>L’eziopatogenesi è controversa, l’ipotesi più plausibile è che si possano originare per fenomeni di degenerazione mucoide dei tessuti su base microtraumatica. Compaiono, più frequentemente in pazienti di<strong> sesso femminile tra i 20 e i 40 anni</strong> di età, come una tumefazione in una delle localizzazioni tipiche anzidette, comportando in genere una deformazione estetica del polso e dolore. Se il ganglio si sviluppa in prossimità di un nervo periferico (in genere il nervo mediano o l’ulnare) può associarsi una neuropatia consensuale.</p>
<p>La diagnosi è clinica ma va confermata con l’ecografia che ne permette un’accurata valutazione. Nei casi dubbi altra metodica utile è la <strong>Risonanza Magnetica</strong>. I gangli sinoviali così come hanno una tendenza a<strong> risolversi spontaneamente</strong> possono recidivare con uguale frequenza. Normalmente se non sintomatiche non necessitano di nessun trattamento ma solo di monitoraggio nel tempo.</p>
<p>Se sintomatici, possono essere presi in considerazione diversi trattamenti: puntura ecoguidata con aspirazione, con contemporanea iniezione o meno di steroidi, e resezione chirurgica. Quest’ultimo sembrerebbe essere il trattamento più efficace e con maggiori tassi di successo definitivo. Sebbene l’intervento chirurgico sia usualmente considerato di semplice effettuazione in una ridotta percentuale di casi vi può essere dolore postoperatorio, ridotta funzionalità e recidive. In questi casi può essere utile un programma fisiokinesiterapico con metodiche di terapia fisica per alleviare il dolore e rieducazione motoria allo scopo di reuperare il fisiologico range articolare.</p>
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		<title>L&#8217;artrosi di spalla</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 20:36:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’artrosi di spalla è una malattia degenerativa che colpisce l’articolazione della spalla, a partire dalla cartilagine che riveste le superfici ossee e permette il movimento fluido e senza attrito della spalla. Con la progressione dell’artrosi, la cartilagine si usura e compaiono i sintomi tipici dell’artrosi. L&#8217;artrosi può essere primaria, cioè dovuta ad un naturale invecchiamento della&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 9.35pt 0cm;"><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/10/artrosidispalla.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36892" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/10/artrosidispalla-1024x986.jpg" alt="artrosidispalla" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 9.35pt 0cm;"><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Arial',sans-serif;">L’artrosi di spalla è una malattia degenerativa che colpisce l’articolazione della spalla, a partire dalla cartilagine che riveste le superfici ossee e permette il movimento fluido e senza attrito della spalla. Con la progressione dell’artrosi, la cartilagine si usura e compaiono i sintomi tipici dell’artrosi. L&#8217;artrosi può essere<span class="apple-converted-space"><b><span style="color: #333333;"> </span></b></span><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #333333;">primaria</span></strong>, cioè dovuta ad un naturale invecchiamento della cartilagine che si usura col tempo, o<span class="apple-converted-space"><b><span style="color: #333333;"> </span></b></span><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #333333;">secondaria</span></strong><span class="apple-converted-space"><span style="color: #333333;"> </span></span>a precedenti fratture, traumi o malattie sistemiche. I sintomi son principalmente<span class="apple-converted-space"><b><span style="color: #333333;"> </span></b></span><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #333333;">comparsa progressiva di dolore e successiva perdita di movimento</span></strong>, rendendo sempre più difficile anche le normali attività quotidiane (pettinarsi, portare il cucchiaio alla bocca, lavarsi i denti, guidare, eccetera). </span></p>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 9.35pt 0cm;"><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Arial',sans-serif;">La diagnosi, dopo un attento esame clinico, si può effettuare semplicemente con una <strong><i><span style="font-family: 'Arial',sans-serif; color: #333333;">radiografia standard comparativa di spalla</span></i></strong>. Nei casi più complessi e per diagnosi differenziale possono essere utili integrazioni con esami di secondo livello (TC e/o RMN).<span class="apple-converted-space"><b><span style="color: #333333;"> </span></b></span><span style="color: #333333;">Il rischio principale di una artrosi non trattata tempestivamente è la<span class="apple-converted-space"> </span><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">perdita quasi totale del movimento</span></strong><span class="apple-converted-space"> </span>e quindi dell’autonomia nelle A.V.Q. (attività della vita quotidiana). Il trattamento specie nelle fasi iniziali è <strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">farmacologico e fisioterapico</span></strong>, mirato alla diminuzione dell’infiammazione articolare e soprattutto al mantenimento del movimento. </span></span></p>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 9.35pt 0cm;"><span style="font-size: 16.0pt; font-family: 'Arial',sans-serif;"><span style="color: #333333;">Pertanto è fondamentale iniziare un percorso fisioterapico con esercizi di rieducazione motoria e posturale oltre che di terapia fisica antalgica (Tecar terapia, Laser Nd-Yag, Crioelettroforesi, Magnetoterapia, Ultrasuoni, Correnti antalgiche) il prima possibile proprio per cercare di arrestare la progressione della malattia con l’inevitabile perdita di movimento. Possono essere utili<span class="apple-converted-space"> </span><em><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">infiltrazioni intrarticolari</span></em><span class="apple-converted-space"> </span>a base di cortisonici o acido ialuronico. </span>Quando le terapie conservative falliscono e l’artrosi è ancora ai primi stadi, può essere utile il<span class="apple-converted-space"><span style="color: #0c143a;"> </span></span><b>trattamento artroscopico</b><span class="apple-converted-space"><span style="color: #0c143a;"> </span></span>per rimuovere frammenti di cartilagine e tessuti infiammati. Non si tratta di un trattamento definitivo ma aiuta a gestire il dolore per un periodo limitato di tempo. Negli stadi avanzati, invece, la soluzione all’artrosi di spalla, al dolore e alle limitazioni funzionali, è l’intervento di<span class="apple-converted-space"><span style="color: #0c143a;"> </span></span><b>protesi di spalla</b>.<span class="apple-converted-space"><span style="color: #0c143a;"> </span></span></span></p>
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		<title>La sindrome delle faccette articolari</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2022 20:01:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La lombalgia cronica è la causa più frequente di disabilità muscolo-scheletrica con una prevalenza del 5% sull’intera popolazione. Spesso l’eziologia è multifattoriale e, proprio questa, è la causa di numerose visite specialistiche, errori diagnostici e chirurgia non indicata. In particolare la sindrome delle faccette articolari lombari è considerata una frequente ma spesso poco riconosciuta origine&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/09/faccette.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36881" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/09/faccette-1024x986.jpg" alt="faccette" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>La lombalgia cronica è la causa più frequente di disabilità muscolo-scheletrica con una prevalenza del 5% sull’intera popolazione. Spesso l’eziologia è multifattoriale e, proprio questa, è la causa di numerose visite specialistiche, errori diagnostici e chirurgia non indicata. In particolare la sindrome delle faccette articolari lombari è considerata una frequente ma spesso poco riconosciuta origine di lombalgia cronica. Secondo la International Association for the Study of Pain (IASP) la lombalgia cronica, dovuta alla sindrome delle faccette articolari, rappresenta da sola dal <strong>15%</strong> al <strong>45%</strong> circa del totale.<br />
La <strong>Sindrome delle Faccette Articolari</strong> è una <strong>patologia algo-disfunzionale</strong> delle faccette articolari vertebrali, articolazioni che garantiscono la mobilità della colonna vertebrale. Il <strong>sovraccarico funzionale</strong> della faccetta articolare è la causa principale di tale disfunzione e può essere aggravato da fattori quali l’età, l&#8217;<em>obesità</em>, il <em>lavoro sedentario</em>, la <em>scarsa attività fisica</em>. In sostanza le faccette articolari sovrasollecitate iniziano a muoversi più di quanto sono progettate a fare, generando un dolore da ipermovimento. Il sintomo principale è la <strong>lombalgia</strong>, monolaterale o bilaterale, ossia il classico mal di schiena, che si esacerba coi movimenti del busto. Raramente la sindrome faccettale da una irradiazione all&#8217;arto inferiore a meno che non vi sia una patologia concomitante compressiva sulle radici nervose. Tale sintomatologia entra in diagnosi differenziale con numerose altre patologie a carico della colonna vertebrale, quali le spondilolistesi, la stenosi lombare, le ernie discali ecc, le quali hanno cortei sintomatologici spesso più complessi e che, è bene dirlo, sono anche più frequenti.</p>
<p>La diagnosi prevede un attento <strong>esame clinico</strong> e l&#8217;esecuzione di <strong>esami radiologici</strong> mirati. Il primo esame da eseguire è la <strong>RX lombosacrale</strong> in proiezioni statiche e dinamiche; tale esame permette di individuare innanzitutto l&#8217;allineamento del tratto lombare, la presenza di instabilità vertebrali conclamate e la presenza di alterazioni artrosiche a carico delle faccette articolari. L&#8217;esame deve poi essere completato dalla <strong>RMN </strong>la quale permette innanzitutto di escludere patologie discali o osteoartrosiche più avanzate, permette di analizzare la disfunzionalità delle faccette mediante la misurazione del liquido al loro interno, permette di classificare il grado di osteoartrite delle faccette stesse mediante una specifica classificazione. L&#8217;esame diagnostico principe è il <strong>test antalgico sulle faccette articolari</strong> che si esegue mediante <em>infiltrazione dell&#8217;articolazione con anestetico e cortisone</em>; tale esame, che deve essere eseguito in mani esperte, è diagnostico se l&#8217;infiltrazione permette la risoluzione del dolore. Dal momento che in questo tipo di patologia l<strong>&#8216;articolazione si muove più di quanto dovrebbe</strong> in relazione al carico fisiologico, l&#8217;evoluzione di tale patologia è per forza di cose progressiva: i rischi sono quelli di sviluppare a distanza di tempo una forma artrosica più grave quale ad esempio la <strong>spondilolistesi degenerativa</strong> o la <strong>stenosi del canale lombare</strong>. La cura della sindrome faccettale è strettamente correlata alla corretta diagnosi e nel caso in cui vi sia diagnosi certa di sindrome faccettale le opzioni di trattamento sono fondamentalmente tre:</p>
<p>Il <strong>Trattamento conservativo</strong>: può essere eseguito attraverso la rieducazione posturale individuale, le terapie antalgiche fiscihe (tecar e laser terapia, ionoforesi, Correnti antalgiche etc..) e il nuoto, con l&#8217;obiettivo di ridurre le tensioni muscolari, ridurre il carico sulle faccette articolari e migliorare la mobilità.</p>
<p><strong>Trattamento con radiofrequenza</strong>: una volta che il test antalgico risulta positivo, si può eseguire la termoablazione con radiofrequenza della faccetta articolare, andando ad eseguire una lesione del ramo nervoso tributario della faccetta articolare attraverso un elettrodo inserito in anestesia locale sotto controllo radiologico. È una procedura sicura in mani esperte che non richiede ricovero, tuttavia questo trattamento può non essere definitivo e portare alla ricomparsa dei sintomi a distanza di mesi (per cui possono essere necessarie diverse applicazioni), ma soprattutto risulta un trattamento sintomatico che agisce esclusivamente sul dolore, ma che non tratta in nessun modo la patologia di base responsabile della sindrome, ossia l&#8217;ipermobilità articolare. Perciò, anche in questo caso, è bene seguire comunque un percorso di riabilitazione studiato ad hoc sul paziente e sulle sue condizioni specifiche.<br />
Infatti i risultati della radiofrequenza tendono a diminuire progressivamente con il passare del tempo, soprattutto quando non vengono adottate terapie complementari di rieducazione motoria</p>
<p><strong>Trattamento chirurgico</strong>: la chirurgia in questi casi ha come obiettivo il trattamento dell&#8217;ipermobilità della faccetta articolare secondo il principio per cui, eliminando la mobilità patologica, si elimina il dolore e si tratta l&#8217;ipermobilità responsabile della sindrome. Le tecniche chirurgiche a disposizione vanno dalle classiche stabilizzazioni con viti e barre, che si possono eseguire con <em>tecniche open o percutaneo-mininvasive</em>, alle stabilizzazioni di recente introduzione quali quelle con fissatori interfaccettali o transfaccettali, che in casi selezionati, garantiscono una completa risoluzione del dolore con tempi chirurgici e di recupero estremamente ridotti.</p>
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		<title>L&#8217;alluce rigido</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2022 14:50:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#160; Per alluce rigido si intende un alluce che perde la sua normale mobilità articolare a causa dell’artrosi che colpisce l&#8217;articolazione metatarso-falangea del primo dito del piede. Può essere primario o secondario a seconda della causa che l&#8217;ha generato e colpisce prevalentemente gli uomini tra i 30 e i 60 anni di età. Le cause, come tutti i processi artrosici, possono essere dovute&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/allucerigido.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36872" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/allucerigido-1024x986.jpg" alt="allucerigido" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>alluce rigido</strong> si intende un alluce che <strong>perde la sua normale mobilità articolare</strong> a causa dell’artrosi che colpisce l&#8217;articolazione metatarso-falangea del primo dito del piede. Può essere <em>primario</em><em> </em>o <em>secondario</em> a seconda della causa che l&#8217;ha generato e colpisce prevalentemente gli uomini tra i 30 e i 60 anni di età.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cause, come tutti i processi artrosici, possono essere dovute ad esiti di fratture, microtraumi oppure alterazioni anatomiche congenite, a volte per diversi fattori nei quali un&#8217;unica causa non è determinabile. Vi sono poi le malattie sistemiche (gotta, reumatismi), infiammatorie (es. artrite reumatoide) o insuccessi di precedente interventi. I sintomi consistono prevalentemente in un <strong>dolore articolare</strong> ingravescente con notevole limitazione funzionale e nei casi più avanzati nella deformità dell&#8217;articolazione sino all’anchilosi (per questo motivo, l&#8217;alluce rigido viene chiamato anche <strong>Hallux limitus</strong><strong> </strong>o<strong> </strong><strong>flexus)</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dolore può poi indurre il paziente a deambulare facendo gravare il peso del corpo sul margine esterno della pianta del piede predisponendo all&#8217;insorgenza di <strong>arrossamento doloroso,</strong><strong> </strong><strong>calli</strong><strong> </strong>e<strong> </strong><strong>duroni</strong> in prossimità delle altre dita del piede, arrossamento del quinto metatarso e tendinite dei peronei o borsite. La diagnosi è semplice e può bastare un attento <strong>esame obiettivo</strong> ed una <strong>radiografia</strong>. Nei casi iniziali (fondamentale intervenire precocemente per arrestare la degenerazione articolare) è utile l’utilizzo di tutori e/o calzature adeguate che evitano l’iperflessione e l’iperestensione dell’alluce (Talvolta, vengono indicate <strong>calzature tipo MBT</strong> (cioè a dondolo), in quanto consentono di ridurre il movimento della prima articolazione metatarso-falangea durante la deambulazione), terapia farmacologica (FANS, CCS ed adiuvanti), <strong>farmaci intra-articolari</strong> (infiltrazioni di cortisone) e la terapia riabilitativa (rieducazione motoria e terapia fisica strumentale come laser ND-Yag, combinata o meno a crioterapia, tecar terapia, magnetoterapia, ultrasuoni).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando le più semplici cure conservative non sortiscono effetti antinfiammatori desiderati si ricorre alla <strong>cura chirurgica</strong>. Naturalmente ogni caso viene valutato in maniera specifica, ma sostanzialmente gli <em>interventi di artroplastica o di artrodesi</em><em> </em>sono quelli più comunemente effettuati.</p>
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		<title>La Fisioterapia deve fondarsi su percorsi personalizzati e non su rigidi protocolli</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 14:59:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il segreto di una adeguata ed efficace fisioterapia è quello di  evitare rigidi protocolli. Il percorso riabilitativo va infatti adattato al paziente valutando tutte le necessità di quest’ultimo da quelle organizzative (numero e frequenza delle sedute ad esempio oppure sedute presso la struttura riabilitativa piuttosto che a domicilio) a quelle più squisitamente mediche e non trascurando&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/293265495_1585365365190787_1099367593607943563_n.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36869" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/293265495_1585365365190787_1099367593607943563_n-819x1024.jpg" alt="293265495_1585365365190787_1099367593607943563_n" width="819" height="1024" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Il segreto di una adeguata ed efficace fisioterapia è quello di  <strong>evitare rigidi protocolli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso riabilitativo va infatti adattato al paziente <strong>valutando tutte le necessità</strong> di quest’ultimo da quelle organizzative (numero e frequenza delle sedute ad esempio oppure sedute presso la struttura riabilitativa piuttosto che a domicilio) a quelle più squisitamente mediche e non trascurando nemmeno gli aspetti economici.</p>
<p style="text-align: justify;">Le possibilità sono davvero numerose ed è evidente che bisogna cucirle sul paziente allo stesso modo di come un sarto confeziona un abito su misura. Inoltre un altro aspetto da non trascurare è l’assegnazione del paziente al giusto terapista della riabilitazione. Non è sufficiente individuare la terapia più appropriata, ma anche il terapista giusto per quel paziente. Il fisioterapista<strong> </strong>è il riferimento del percorso riabilitativo che deve svolgersi in un contesto di fiducia, nel quale vanno compresi i bisogni del paziente fornendogli, oltre ad una appropriata terapia, un supporto psicologico e morale. La fisioterapia necessita della partecipazione del paziente in ogni fase, e laddove quest’ultimo non è motivato è lecito aspettarsi un fallimento. Dunque il futuro della moderna fisioterapia non sono i protocolli ma bensì la personalizzazione in una proposta riabilitativa che valuti tutte le necessità del paziente, logistiche economiche, cliniche all’interno di un rapporto di qualità con il paziente. Ciò è già realtà al centro Athena dove la personalizzazione del percorso fisioterapico ad opera dello staff medico e fisioterapico è solo il punto di partenza.</p>
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		<title>La marcia a punte in dentro</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2022 21:05:28 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/05/intoeing.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36863" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/05/intoeing-1024x986.jpg" alt="intoeing" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>La marcia a punte in dentro (in inglese intoeing &#8211; piede all’interno oppure<strong> pigeon toed &#8211; passo del piccione</strong>) è una postura con rotazione interna degli arti inferiori che può manifestarsi quando il bambino inizia a camminare. Talvolta la rotazione interna può portare il bambino a <strong>inciampare</strong> frequentemente durante il cammino o la corsa. Nella grande maggioranza dei bambini di età inferiore agli 8 anni la deambulazione a punte in dentro <strong>si corregge</strong> <strong>spontaneamente</strong> senza necessità di <strong>trattamento</strong>. In rari casi può essere sintomo di problemi neurologici a seguito di un parto complicato (ipossia o asfissia del neonato), in altri di un normale processo di ricerca del modo più corretto di camminare e di coordinarsi (schema motorio) e più spesso è una manifestazione di quelli che gli ortopedici chiamano <strong>“disturbi sovrasegmentari dell’arto inferiore”</strong>, cioè torsioni di ossa del piede (metatarsi), della gamba (tibia) o dell’anca (femore). Infatti le tre le condizioni che causano frequentemente la marcia a punte in dentro sono <strong>il piede curvo</strong> (metatarso addotto), <strong>la torsione della gamba</strong> (torsione tibiale) e la <strong>torsione dell&#8217;anca </strong>(antiversione femorale). Queste tre condizioni si possono presentare isolate o insieme ad altri problemi ortopedici.</p>
<p>Esiste un&#8217;ereditarietà <strong>genetica</strong> (possono essere trasmesse dai genitori ai figli) e per questo non possono essere prevenute. Va specificato che i meccanismi fisiologici di <strong>torsione scheletrica dell’arto inferiore</strong> sono caratteristica della specie umana, iniziano durante lo sviluppo embrionario e fetale (VI-VII settimana), sono necessari per permettere l’assunzione della normale stazione eretta e definiscono quei rapporti biomeccanici che consentono la normale deambulazione: fattori ereditari, malattie durante la gravidanza o posizione intrauterina del feto possono causare una accentuazione od una riduzione della torsione dell’arto inferiore che determinerà poi una <strong>deambulazione patologica</strong>.</p>
<p><strong>Compito dell’ortopedico</strong> e/o del fisiatra durante la visita del bambino è pertanto di verificare la corretta rotazione degli arti inferiori, distinguere le rotazioni fisiologiche (quindi reversibili entro gli 8 anni di età)  da quelle patologiche, comprendere le cause che hanno determinato la rotazione anomala ed in questo caso suggerire come correggerle: il tutto al fine di rassicurare i genitori ed identificare in tempo quelle condizioni, non frequenti, che richiedono un trattamento specifico. <strong>La rotazione anteriore del femore</strong> (antiversione femorale) descrive l’angolo tra il collo del femore e l’asse dei condilI femorali, misura 40° alla nascita, nell’adulto è di circa 10° e normalmente nel bambino di 8 anni d’età non supera i 17°: misure maggiori determinano un aumento della rotazione interna dell’arto inferiore, con caratteristico “strabismo rotuleo convergente”, e pone i piedi “a punte in dentro”  determinando così una migliore congruenza tra testa del femore ed acetabolo. I genitori notano che durante la deambulazione il bambino intra ruota i piedi ed alle volte anche le rotule (strabismo convergente) ed assume spesso una andatura goffa, inciampa e cade mentre corre. Inoltre mantiene una caratteristica posizione quando è seduto a terra tenendo le gambe divaricate “a doppia W”. <strong>La rotazione interna della gamba</strong> (torsione tibiale interna) è già evidente tra 2-3 anni d’età ed è la causa più comune di una andatura con i piedi ruotati all’interno. Spesso è legata alla posizione intrauterina del feto si risolve nei primi anni di vita e può essere associata a ginocchio angolato all’interno (ginocchio varo) mentre portando i piedi in posizione parallela e perpendicolare al piano frontale, le rotule divergono verso l’esterno (strabismo divergente). <strong>La rotazione dell’avampiede</strong> (metatarso addotto) rappresenta un’altra importante causa di deambulazione a piedi ruotati internamente: il piede ha un bordo esterno curvo anziché dritto per la deviazione verso l’interno delle ossa metatarsali.</p>
<p>L’<strong>uso di ortesi</strong> (calzature particolari, plantari, tutori notturni  etc ) non modifica in alcun modo l’evoluzione delle deformità a parte nei casi di metatarso addotto per il cui trattamento possono essere indicati. Importante nelle forme dovute a mancata maturazione dello schema corporeo e nei difetti rotativi sotto i 7 anni di età la <strong><span style="text-decoration: underline;">terapia riabilitativa</span></strong>. Assai rari i trattamenti chirurgici riservati alle forme che non si risolvono spontaneamente (meno del 20%) e che mostrano di influenzare negativamente in maniera severa la deambulazione o la corsa. I <strong>trattamenti chirurgici</strong>, indicati dopo gli 8 anni di età per l’antiversione femorale ed i 5 anni di età per la intrarotazione tibiale, prevedono le osteotomie rotazionali.</p>
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		<title>La lombocruralgia</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2022 19:37:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutti hanno almeno una volta sentito parlare di lombosciatalgia, tuttavia altrettanto importante è un altro disturbo e cioè la lombocruralgia. In entrambi i casi c’è un dolore lombare (lombalgia) ma nella sciatalgia il dolore è irradiato lungo il decorso del nervo sciatico, dal gluteo alla parte posteriore della coscia e postero-laterale della gamba, fino alla caviglia mentre nella cruralgia il&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/05/lombocruralgia.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36847" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/05/lombocruralgia-1024x986.jpg" alt="lombocruralgia" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti hanno almeno una volta sentito parlare di lombosciatalgia, tuttavia altrettanto importante è un altro disturbo e cioè la<strong> lombocruralgia</strong>. In entrambi i casi c’è un dolore lombare (lombalgia) ma nella <strong>sciatalgia</strong> il dolore è irradiato lungo il decorso del nervo sciatico, dal gluteo alla parte posteriore della coscia e postero-laterale della gamba, fino alla caviglia mentre nella <strong>cruralgia</strong> il dolore è avvertito lungo la faccia anteriore o antero-interna della coscia, lungo il decorso del nervo crurale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cause possono essere molteplici (traumi, ernie del disco lombare, tumori vertebrali lombari o grandi ematomi situati vicino alla colonna vertebrale) con fenomeni di compressione o processi irritativi a carico del nervo crurale o delle radici spinali da cui deriva. Più raramente le cause sono irregolarità da parte di una o più vertebre adiacenti, dovute per esempio a <strong>fratture vertebrali</strong>, <strong>osteoporosi</strong> o <strong>artrosi</strong> con formazione di <strong>osteofiti</strong>, il restringimento del canale vertebrale (<strong>stenosi vertebrale lombare</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">I più caratteristici sintomi della lombocruralgia sono il dolore alla porzione anteriore e/o interna della coscia e il dolore alla schiena, di solito a livello del tratto lombare della colonna vertebrale. Queste due sensazioni dolorose possono comparire in maniera improvvisa – per esempio dopo uno sforzo – oppure in modo graduale. Nei casi più severi di lombocruralgia ai sintomi già descritti possono accompagnarsi altre problematiche, quali intorpidimento e formicolio nelle zone anatomiche percorse dal nervo crurale, e senso di debolezza a carico dell&#8217;arto inferiore interessato. Nei casi più gravi vi può essere l&#8217;atrofizzazione del muscolo quadricipite e la perdita della capacità estensiva del ginocchio e della capacità di flessione dell&#8217;anca.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla diagnosi si arriva con un accurato <strong>esame obiettivo</strong> ed un&#8217;approfondita <strong>anamnesi</strong>, <strong>esami radiologici</strong> (raggi X , la risonanza magnetica nucleare  o la TAC, l&#8217;<strong>elettromiografia</strong>). Bisogna stare molto attenti alla diagnosi differenziale con problemi viscerali (in particolare valutando la funzionalità renale, eventuali tumori della prostata che possono dare metastasi, disfunzioni ginecologiche, problemi dell’aorta addominale).<strong> Un dolore cruralgico può essere determinato anche dalla nevralgia dell’otturatore, da una</strong> <strong>coxartrosi</strong>, da una <strong>pubalgia</strong>. Altre condizioni che bisogna sempre escludere sono una <strong>osteonecrosi della testa femorale</strong>,<strong> </strong>in cui l’anca è libera meccanicamente ma è presente zoppia e dolori inguinali. La terapia della lombocruralgia prevede, prima di tutto, una terapia finalizzata alla cura delle cause scatenanti (<strong>terapia causale con la rimozione delle cause compressive o di danno</strong>) e, in secondo luogo, una terapia mirata ad alleviare i sintomi (<strong>terapia sintomatica</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">La classica terapia sintomatica adottata in caso di lombocruralgia prevede: <strong>riposo</strong> dall&#8217;attività fisica, ma non l&#8217;immobilità, l&#8217;assunzione di <strong>analgesici e antinfiammatori non steroidei</strong> (<strong>FANS</strong>). <strong>Nella fase post acuta ci si può giovare della terapia fisica strumentale e riabilitativa.</strong> Scopo di questa fase sarà combattere l’infiammazione andando ad agire sia sulla componente di compressione a livello del disco sulla radice nervosa, sia ridurre l’edema che provoca sostanzialmente i sintomi di lombocruralgia. Per agire direttamente sulla radice nervosa è assolutamente di grande aiuto il Laser yag ad alta potenza. In aiuto per combattere il dolore da contrattura muscolare ci sarà la Tecarterapia. Durante l’applicazione di questa terapia, il paziente avvertirà una gradevole e terapeutica sensazione di calore, che appunto favorirà l’allentamento della contrattura. In questa fase, che ricordiamo avviene subito dopo la fase acuta, si potrà inserire gradatamente, a discrezione del fisioterapista  una terapia di mobilizzazione del tratto lombare mediante esercizi respiratori (che agiscono sul diaframma la cui contrattura, può provocare una tensione sulle prime vertebre lombari), e del pompage. Una volta che i sintomi sono regressi, e migliorata la condizione generale con una riduzione del 50% del dolore iniziale, si potrà cominciare un trattamento di rieducazione posturale globale. La prevenzione prevede il mantenimento di un buon tono muscolare, in particolare di quei muscoli che i medici riconoscono come “<em>core</em>”. Il “<em>core</em>” è la parte funzionale del corpo umano data dall&#8217;insieme dei muscoli addominali, obliqui, lombari e paravertebrali, <em>stretching</em> per migliorare la flessibilità dei muscoli del tratto lombosacrale della schiena e dei muscoli ischio-crurali mediante tecniche posturali, acquisizione della corretta tecnica di sollevamento di un peso (busto eretto, ginocchia flesse ecc.), corrette abitudini alimentari, controllo del peso corporeo, attività fisica regolare e stile di vita orientato al benessere.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>La rizoartrosi</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2022 20:54:07 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/02/rizoartrosi.png" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36820" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/02/rizoartrosi-1024x986.png" alt="rizoartrosi" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>rizoartrosi</strong> è l&#8217;artrosi dell&#8217;articolazione trapezio-metacarpale che risiede alla base del pollice e da cui dipende il movimento di opposizione del primo dito della mano alle altre dita. E’ più spesso il risultato di una combinazione di fattori (età avanzata, sesso femminile, genetica, storia di infortuni a carico delle articolazioni del pollice ecc.), che non di una causa singola ma l’infiammazione dipende sempre dalla degenerazione e dal conseguente assottigliamento della cartilagine articolare dell&#8217;articolazione trapezio-metacarpale.</p>
<p style="text-align: justify;">I sintomi sono caratteristici e sono rappresentati da dolore,  indolenzimento alla base del pollice, rigidità articolare e difficoltà di movimento. La diagnosi è clinica ed è confermata mediante un esame radiografico. La rizoartrosi può essere <strong>monolaterale</strong><strong> </strong>o <strong>bilaterale</strong>. Agli esordi del processo infiammatorio tale corteo sintomatologico è presente soltanto quando il paziente esegue particolari movimenti con il pollice o quando il paziente è impegnato in attività manuali che richiedono una certa destrezza. Nelle fasi successive dell&#8217;infiammazione, invece, diviene, dapprima, una sensazione lieve a carattere transitorio (cioè &#8220;va e viene&#8221;) e, successivamente, una presenza costante di intensità variabile. Al culmine della rizoartrosi – ossia quando l&#8217;infiammazione è severa e la cartilagine articolare è ormai altamente deteriorata – il dolore in questione è molto intenso e presente in ogni istante della giornata, tanto da risultare di forte disturbo al sonno notturno.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i trattamenti sintomatici della rizoartrosi figurano terapie conservative e terapie chirurgiche. Il ricorso tempestivo a una cura contro la rizoartrosi è importante per rallentare il processo degenerativo a carico della cartilagine articolare e posticipare le complicanze (<strong>deformazione a forma di Z del pollice, riduzione del volume dei</strong><strong> </strong><strong>muscoli</strong> (atrofia muscolare) della cosiddetta <strong>eminenza tenar</strong>..). Gli obiettivi del trattamento curativo sono ridurre lo stato infiammatorio, alleviare il dolore, ridurre il gonfiore, migliorare la mobilità articolare, permettere nuovamente al paziente di eseguire, con il pollice e la mano, gestualità fondamentali nel quotidiano. In genere, i medici danno precedenza alle terapie sintomatiche di natura conservativa, riservandosi di ricorrere alla chirurgia soltanto se la pratica conservativa non ha fornito alcun risultato (o i risultati forniti sono insoddisfacenti e il paziente continua a manifestare intenso dolore, rigidità articolare, gonfiore ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i trattamenti conservativi per la rizoartrosi, figurano: r<strong>iposo</strong> anche mediante uso di specifici tutori, ghiaccio alla base del pollice almeno 4-5 volte al giorno, la somministrazione di <strong>farmaci antinfiammatori non steroidei</strong> (<strong>FANS</strong>) topici e per via orale, iniezioni dirette nelle articolazioni dolenti di <strong>corticosteroidi</strong>. La <strong>fisioterapia a scopo antalgico mediante terapie fisiche (tecar, laser terapia, magnetoterapia, ultrasuoni…)</strong> e terapie manuali che prevedano l&#8217;allungamento e il rinforzo dei muscoli e dei legamenti delle mani, in generale, e del pollice, in particolare. La terapia chirurgica della rizoartrosi comprende varie tipologie d&#8217;intervento, tra cui La ricostruzione della o delle articolazioni danneggiate, con l&#8217;inserimento di protesi, la fusione o il riallineamento delle porzioni ossee articolari oggetto dei processi infiammatori (trapezio e primo metacarpo), la rimozione di una parte dell&#8217;osso carpale trapezio mediante artroscopia, la rimozione dell&#8217;osso carpale trapezio, combinata alla ricostruzione dei legamenti. Secondo l&#8217;<em>Arthritis Foundation </em>(Fondazione per l&#8217;Artrite) di Atlanta (USA), una dieta sana, che contenga una grande varietà di frutta, verdure fresche, cereali integrali e carni magre, aiuterebbe a ridurre lo stato infiammatorio caratterizzante la rizoartrosi (e in generale tutte le varie forme di artrosi alle mani).<br />
Tra i cibi maggiormente consigliati dagli esperti, rientrano: l&#8217;uva rossa, l&#8217;uva viola, la cipolla rossa, le mele rosse, i frutti di bosco, i broccoli, le verdure a foglia verde, i pomodori, le ciliegie, le prugne e gli agrumi.</p>
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