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	<title>Centro Athena Napoli &#187; sindromedastressmediotibiale</title>
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	<description>Centro Medico ed Estetico</description>
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		<title>Sindrome da stress tibiale</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 11:17:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[sindromedastressmediotibiale]]></category>

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		<description><![CDATA[La MTSS (medial tibial stress sindrome), o sindrome da stress tibiale mediale, fa parte delle cosiddette sindromi da over use (sovraccarico). Di norma, specie dopo l’attività fisica, si manifesta un dolore lungo il profilo postero-mediale dei ⅔ distali della tibia, tale da costringere il paziente a sospendere l’attività stessa. Viene definita anche shin splints ed&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>La MTSS (medial tibial stress sindrome), o sindrome da stress tibiale mediale, fa parte delle cosiddette sindromi da over use (sovraccarico).</h2>
<p>Di norma, specie dopo l’attività fisica, si manifesta <strong>un dolore lungo il profilo postero-mediale dei ⅔ distali della tibia</strong>, tale da costringere il paziente a sospendere l’attività stessa. Viene definita anche shin splints ed in realtà è più comune di quello che si possa pensare tra le sindromi a carico dell’arto inferiore, avendo un’incidenza che varia<strong> dal 4% al 35%</strong> e colpendo specie runner e reclute militari. Infatti, un’esposizione frequente ad esercizi ad alto impatto (attività di corsa e di salto su tutte) può predisporre a un quadro di sindrome da stress tibiale mediale.</p>
<p>La teoria alla base della patofisiologia della medial tibial stress syndrome più recente riconduce le cause ad un<strong> sovraccarico osseo</strong> (bone overload injury), dovuto ad over use e stress meccanici importanti o ripetuti. Altre teorie sono la trazione muscolare di soleo e flessore lungo delle dita alla loro inserzione prossimale sul periostio (da qui anche il nome di periostite). In particolare, la sindrome da stress tibiale mediale è <strong>una lesione da stress</strong> che può essere considerata anche come precursore della frattura da stress e, in quanto tale, risulta di fondamentale importanza conoscerne segni e sintomi per identificarla precocemente ed evitare un peggioramento clinico da lesione a frattura. La ricerca nel corso degli anni è riuscita a identificare alcuni <strong>fattori di rischio</strong> sia intrinseci che estrinseci come:</p>
<p><strong>- Genere femminile;</strong></p>
<p><strong>- Recidiva di MTSS;</strong></p>
<p><strong>- Sovrappeso;</strong></p>
<p><strong>- Navicular drop aumentato;</strong></p>
<p><strong>- Ridotto range articolare della tibio-tarsica in flessione plantare;</strong></p>
<p><strong>- Aumentato range articolare dell’anca in rotazione esterna.</strong></p>
<p>Tale sindrome va in diagnosi differenziale con altre patologie quali la Chronic Exertional Compartment Syndrome (CECS) e la sindrome compartimentale cronica, che potrebbe presentarsi isolata od anche in associazione con MTSS (attenzione quindi a sintomi non correlati con la MTSS quali intorpidimento, sensazioni di aghi o spilli nel piede durante l’attività fisica, presenza di gonfiore evidente o eritema lungo il margine mediale della tibia, dolore non correlato al carico). Altre condizioni da tenere in considerazioni sono le<strong> neuropatie dell’arto inferiore, fratture da stress e l’osteosarcoma</strong>.</p>
<p><strong>Durante l’anamnesi</strong>, il paziente con MTSS riferirà solitamente i seguenti sintomi:</p>
<p><strong>- Presenza di dolore indotto dall’esercizio fisico/attività lungo i ⅔ distali del margine postero-mediale della tibia e riduzione del dolore con il riposo;</strong></p>
<p><strong>- Dolore evocabile alla palpazione per almeno 5 cm lungo il margine tibiale.</strong></p>
<p>Sono numerose le <strong>opzioni di trattamento</strong> proposte nel tempo per trattare la sindrome da stress tibiale mediale. Alcune di queste sono: gait retraining, <strong>riposo</strong>, ghiaccio, massaggio, onde d’urto, <strong>stretching</strong>, programmi di forza, <strong>uso di tutori/ortesi/bracing</strong>, terapia farmacologica, <strong>iniezioni</strong>.</p>
<p>Il fisiatra dovrà ponderare le sue scelte sui risultati degli studi osservazionali a disposizione, sulle sue abilità di ragionamento clinico e sulle preferenze del paziente.</p>
<p>L’impostazione del trattamento si può basare su tre pilastri:</p>
<p><strong>- Educazione;</strong></p>
<p><strong>- Tecniche di desensibilizzazione;</strong></p>
<p><strong>- Tecniche di aumento graduale del carico.</strong></p>
<p>L’educazione del paziente può svolgere un ruolo chiave all’interno del programma terapeutico. Tale educazione sarà mirata a spiegare la natura della sindrome da stress tibiale mediale e la relazione che questa può avere con il modello di carico/capacità di carico; quindi, la severità dei sintomi dipenderà da <strong>quanto bene il paziente sarà in grado di gestire i carichi di allenamento</strong> in base alla capacità di tolleranza a questi del suo fisico.</p>
<p>Caricare in modo graduale e costante, aumentando di &lt;10% a settimana, potrebbe essere un buon riferimento per guidare il paziente verso il recupero. Le<strong> tecniche di desensibilizzazione</strong> possono rivelarsi utili nel momento in cui il paziente solitamente si presenta alla prima visita con molto dolore e disabilità associata; l’utilizzo del ghiaccio e l’avviso di ridurre i carichi possono essere una buona strategia per ridurre il dolore nel breve termine e per assicurarsi che il paziente possa riprendere a caricare in modo graduale il prima possibile.</p>
<p>Altre strategie di desensibilizzazione da utilizzare in fase iniziale possono essere delle<strong> tecniche di trattamento locale dei tessuti molli</strong>. Una combinazione di esercizi di carico graduale per la regione tibiale ed esercizi di forza per i flessori plantari della caviglia, potrebbero essere la migliore strategia di gestione conservativa per i pazienti con MTSS.</p>
<p>Nei casi di sindrome da stress mediale tibiale recalcitrante, ovvero quando il dolore e la disabilità persistono nonostante il trattamento conservativo, <strong>a volte si ricorre all’intervento chirurgico</strong>. Questo solitamente consiste in una fasciotomia, associata o meno ad uno stripping periostale.<br />
Gli studi a disposizione sono pochi e di bassa qualità (case series), quindi <strong>il trattamento chirurgico non è da considerarsi l’approccio primario e dovrebbe essere evitato</strong>.</p>
<p>In termini prognostici alcuni studi evidenziano come la prognosi sia in media a lungo termine e che ci possono volere <strong>anche 90 giorni</strong> per tornare a correre per 20 minuti a moderata intensità con un dolore minimo</p>
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		<title>Quel fastidioso dolore alla gamba&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2021 15:24:55 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2021/06/shin-splint.png" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36724" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2021/06/shin-splint-1024x986.png" alt="shin splint" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>Shin Splint</strong>” è un termine aspecifico utilizzato per descrivere un dolore da sforzo nella gamba (dopo una lunga camminata, dopo una corsa, dopo un salto). Le cause possono essere molteplici, pertanto è importante identificare un’eziologia specifica appena sia possibile. I muscoli della gamba sono suddivisi in compartimenti (anteriore, laterale, posteriore superficiale e profondo). Lo Shin Splint anteriore è correlato dunque ad un malfunzionamento del compartimento anteriore della gamba (muscoli estensori, tibiale anteriore, l’estensore lungo delle dita e l’estensore lungo dell’alluce) mentre la cosiddetta “<strong>sindrome da stress medio tibiale</strong>&#8221; è l’entità clinica che più spesso provoca <strong><em>quel fastidioso dolore</em></strong> mediale sulla cresta tibiale. La causa più comune di sindrome da stress medio tibiale è una periostite (infiammazione del periostio cioè della membrana connettivale che avvolge la parte esterna dell&#8217;osso) da trazione dell’origine del muscolo soleo o del flessore lungo delle dita. Una pronazione eccessiva del tallone può essere un fattore di rischio quindi alla visita clinica è fondamentale sincerarsi dell’appoggio plantare. Un accurata visita medica specialistica con indicazione ad eventuali accertamenti strumentali laddove ritenuti necessari possono portare ad una giusta diagnosi e ad un successivo trattamento specifico dei sintomi e delle cause. In effetti il miglior trattamento per lo Shin Splint è proprio la prevenzione. La fase acuta viene trattata invece con <strong>riposo</strong> (le attività sportive tipo la corsa sono vietate sino alla scomparsa del dolore), ghiaccio, <strong>terapia fisica strumentale</strong> (criolaserforesi, crioelettroforesi, tecar terapia, ultrasuoni…), <strong>stretching</strong> con particolare riguardo al tricipite surale e al tendine di Achille, con bendaggi adesivi antipronazione ed ortesi. Alla risoluzione del dolore si inizierà con gli <strong>esercizi di rinforzo muscolare e propriocettivi</strong>, progressivamente più complessi ed impegnativi ma soprattutto specifici per le esigenze del paziente, garantendogli il ritorno alle attività della vita quotidiana e/o sportive.</p>
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