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	<title>Centro Athena Napoli &#187; tecarnapoli</title>
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		<title>La distorsione di caviglia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 May 2023 19:06:57 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/ladistorsionedicaviglia.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36938" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/ladistorsionedicaviglia-1024x986.jpg" alt="ladistorsionedicaviglia" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La distorsione di caviglia avviene quando  l&#8217;articolazione<strong> è forzata oltre il proprio range articolare. </strong>A questo punto i muscoli, i legamenti e i tendini che la compongono possono subire delle lesioni che vanno dallo stiramento alla rottura. Gli stabilizzatori passivi della caviglia sono i legamenti collaterali laterale e mediale. Il primo (legamento deltoideo), formato da i fasci superficiale e profondo, prende origine dal malleolo tibiale e si inserisce sull&#8217;astragalo esul calcagno, svolgendo la funzione di opporsi ai movimenti di eversione. Il legamento collaterale esterno è invece formato da tre fasci legamentosi ben distinti tra loro e cioè il peroneo astragalico anteriore (P.A.A.), il peroneo-calcaneare (P.C.), il peroneo astragalico posteriore (P.A.P.). Gli stabilizzatori attivi sono il muscolo tibiale posteriore, il flessore comune delle dita e il muscolo flessore lungo dell&#8217;alluce (loggia retromalleolare mediale), i muscoli peroneo breve e lungo (loggia retromalleolare laterale). Nei casi più gravi alle lesioni capsulo-legamentose e mio-tendinee possono associarsi lesioni ossee.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La distorsione più frequente interessa la parte esterna della caviglia con movimenti in inversione o supinazione </strong>(la punta del piede è rivolta verso il basso e la caviglia ruota bruscamente all&#8217;interno). <strong>La distorsione di caviglia è provocata da un trauma</strong> come una caduta, un salto con atterraggio scorretto, camminare su una superficie irregolare. Si possono distinguere <strong>Lesioni di I°</strong> caratterizzate da lesione del PAA, tumefazione e dolore al carico, <strong>Lesioni di II°</strong> con rottura del PAA e PC dolore, infiltrazione ematica delle parti molli periarticolari e limitazione funzionale parziale e <strong>Lesioni di III°</strong> con rottura del PAA, PC e PAP con dolore edema, ematoma e limitazione funzionale totale. In base all&#8217;evento temporale possono essere distinguersi lesioni acute, lesioni recenti su precedenti e lesioni inveterate con instabilità cronica.</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi è clinica e di norma si procede all’esecuzione di esami radiografici per escludere eventuali lesioni ossee, ecografia ed RMN nei casi più gravi per lo studio dei tessuti molli. Nella fase iniziale delle lesioni di I e II° (per quest’ultime i tempi di recupero sono più lunghi) il trattamento prevede il protocollo RICE (riposo, ghiaccio, compressione elastica, elevazione dell&#8217;arto interessato).<strong> Nei casi più gravi e dove si associano lesioni ossee </strong>è necessario bloccare l&#8217;arto interessato dalla distorsione mediante <strong>bendaggio</strong> o<strong> apparecchio gessato</strong>. Utile l&#8217;uso di farmaci non steroidei e di antiedemigeni. Dopo il primo trattamento viene impostato un programma di controlli ambulatoriali con la funzione di valutare la progressione della guarigione, richiedere eventuali esami di approfondimento, prescrivere terapie fisiche e impostare il protocollo riabilitativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto importanti le <strong>terapie fisiche</strong>  (come ultrasuoni, laser ND-YAG, ionoforesi, tecar, criolaserforesi, etc) che possono aiutare contro l’infiammazione e quindi a velocizzare la ripresa funzionale. Appena sarà recuperato il range articolare e alla diminuzione e/o scomparsa del dolore sarà fondamentale iniziare un percorso di rieducazione propriocettiva ed al passo spesso sottovalutato ma invece fondamentale per prevenire eventuali recidive e/o una instabilità cronica. L’approccio chirurgico è riservato solo ai casi più gravi (spesso nelle lesioni di III°) che minano la stabilità articolare (lesioni acute dove un esame radiografico dinamico mostra un tilt astragalico superiore a 30°, alle lassità croniche post-traumatiche ed alle gravi lesioni acute con lassità costituzionale) e prevedono tecniche ricostruttive in open oppure artroscopiche.</p>
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		<title>Il Neuroma di Morton</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 19:16:22 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/03/neuromadinorton.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36929" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/03/neuromadinorton-1024x986.jpg" alt="neuromadinorton" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>Il Neuroma di Morton può svilupparsi a causa di <strong> </strong>microtraumi compressivi, tra le teste del III e IV metatarso, del III nervo digitale comune, un nervo esclusivamente sensitivo che innerva il 3 e 4 dito del piede (meno frequentemente esistono neuromi negli altri spazi intermetatarsali). Nel tempo si può formare un tessuto fibroso all’interno dello stesso nervo aumentandone le dimensioni e da qui la sintomatologia dolorosa.</p>
<p>Le cause di questi microtraumi possono essere ricercate nella conformazione del piede ed in tutte quelle condizioni che si associano ad un problema di appoggio dell’avampiede . Tale patologia è caratterizzata da un <strong>dolore trafittivo</strong>, simile a una scossa elettrica, a volte con <strong>formicolio</strong>, che si irradia verso le dita e da cui spesso il paziente trova sollievo solo togliendosi le scarpe (tale condizione può essere esacerbata da scarpe con tacco e punta stretta). Molto spesso, alla palpazione della zona interessata, è avvertibile un classico &#8220;clic&#8221; definito come segno di Mulder.</p>
<p>Gli esami strumentali (quali la radiografia, l&#8217;ecografia e la risonanza magnetica) vengono effettuati soprattutto per escludere la presenza di altre malattie che possono riguardare l&#8217;avampiede. Le terapie devono essere in un primo momento<strong> </strong><strong>conservative</strong> come terapia fisica antalgica (Laser ND-YAG, Ultrasuoni, Tecar terapia, Correnti antalgiche, Criolaserforesi) associate o meno a trattamenti manuali (massaggio trasverso profondo, trattamento mio-fasciale etc&#8230;). Nei casi più ribelli si possono praticare delle<strong> </strong><strong>infiltrazioni a base di cortisonici</strong>.</p>
<p>Risulta fondamentale spiegare al paziente l’utilizzo di calzature adeguate e l’eventuale utilizzo di <strong>plantari </strong>che migliorino l’appoggio del piede e allevino la compressione sul nervo (specie se vi sono condizioni associate come piede cavo o piatto, alluce valgo, metatarsalgia etc..). Se il dolore non migliora o tende a ripresentarsi periodicamente e le dimensioni del neuroma superano i 4-5mm è consigliato il trattamento chirurgico. La chirurgia si avvale di <strong>tecniche mininvasive</strong> mediante le quali si accede alla zona intermetatarsale per <strong>isolare e asportare il Neuroma</strong>. Come alternativa all&#8217;intervento chirurgico vi può essere una procedura di radiologia interventistica chiamata sclero-alcolizzazione.</p>
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		<title>La coccigodinia</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2023 18:39:05 +0000</pubDate>
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<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/01/coccigodinia.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36909" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/01/coccigodinia-1024x986.jpg" alt="coccigodinia" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>La <strong>coccigodinia</strong> è una sindrome dolorosa  che coinvolge il coccige o l&#8217;area circostante. La maggior parte dei casi è correlata ad un&#8217;anomala mobilità del coccige con conseguente infiammazione.</p>
<p>La coccigodinia colpisce più frequentemente il sesso femminile anche per eventi traumatici associati al parto laddove un&#8217;eccessiva tensione di muscoli e legamenti del coccige dovuta alla maggiore flessibilità per aiutare la donna a partorire può causare lesioni e parziale dislocazione dello stesso. Anche una violenta <strong>caduta</strong> sulla regione glutea (come negli sport di contatto, equitazione, sci ecc.) può causare una frattura od una lussazione del coccige innescando un&#8217;instabilità patologica e dunque dolore ed infiammazione cronici. La coccigodinia può insorgere come conseguenza di attività sportive che prevedono movimenti ripetuti della regione sacro-coccigea, (ciclismo,  canottaggio etc), in caso di obesità, per sedute prolungate ed in tutte quelle condizioni nelle quali viene esercitata troppa pressione sul coccige.</p>
<p>Altre cause possono essere legate a tumori, squilibri della colonna vertebrale, compressione delle radici nervose e infezioni. Il <strong>dolore</strong>, spesso molto forte, intollerabile, può essere presente, con intensità variabile, in modo costante, ed è esacerbato dalla posizione seduta, tanto da dovere usare la cosiddetta ciambella per trovare sollievo quando si deve stare seduti. Esso può regredire spontaneamente per poi ripresentarsi anche a distanza di anni. È un dolore molto invalidante che condiziona la vita di relazione, sociale, lavorativa.</p>
<p>La diagnosi si basa sulla storia anamnestica riferita dal paziente oltre al dato oggettivo di evocare il dolore con la digitopressione. Necessario eseguire comunque accertamenti strumentali per una corretta diagnosi differenziale quali <strong>una radiografia delle vertebre del coccige in stazione eretta e in posizione seduta e nei casi dubbi una</strong> <strong>risonanza magnetica.</strong> Il trattamento, in prima istanza, deve essere quello medico-conservativo.</p>
<p>La terapia farmacologica e le iniezioni di corticosteroidi alleviano i sintomi della coccigodinia (infiammazione e dolore), con effetti che possono durare anche diverse settimane. Le infiltrazioni locali con ossigeno-ozono<strong> </strong>che svolgono un’azione anti-infiammatoria possono essere ripetute più frequentemente rispetto a quelle con cortisonici. Vi sono diverse procedure che possono dare soddisfacenti risultati, compresa, in caso di esito fratturativo, la riduzione della lussazione o sublussazione, mediante manipolazione interna. La <strong>terapia fisica</strong> con impiego di tecarterapia, laser terapia, magnetoterapia e la ginnastica posturale possono essere di aiuto nel ridurre il dolore e migliorare la postura. Nel caso tali provvedimenti conservativi fallissero vi è la terapia è chirurgica che consiste nel rimuovere la vertebra dolorante.</p>
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		<title>La spina calcaneare</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2022 18:02:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La spina calcaneare è una entesopatia (tendinite inserzionale) del calcagno. In realtà il termine &#8220;spina&#8221; è erroneo in quanto trattasi di una calcificazione del tendine stesso che lo fa somigliare ad una &#8220;spina&#8221;. Lo sperone calcaneare è un disturbo molto simile alla SPINA CALCANEARE con la differenza che quest&#8217;ultima esordisce nella zona inferiore del tallone, generalmente a livello mediale,&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/12/spinacalcaneare.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36905" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2022/12/spinacalcaneare-1024x986.jpg" alt="spinacalcaneare" width="1024" height="986" /></a></p>
<p>La <strong>spina calcaneare</strong> è una entesopatia (tendinite inserzionale) del calcagno. In realtà il termine &#8220;<em>spina</em>&#8221; è erroneo in quanto trattasi di una calcificazione del tendine stesso che lo fa somigliare ad una &#8220;spina&#8221;. Lo sperone calcaneare è un disturbo molto simile alla <strong>SPINA CALCANEARE</strong> con la differenza che quest&#8217;ultima esordisce nella zona inferiore del tallone, generalmente a livello mediale, nel punto in cui ha origine la fascia plantare (anziché nella parte posteriore del calcagno). La causa della spina calcaneare è da ricercare nell&#8217;uso di <strong>calzature non idonee</strong>, generalmente con tacco basso e <strong>plantare non congruo</strong>.  Anche i microtraumi hanno notevole importanza come quelli legati ad attività sportive che possono causare un aumento di tensione del tendine e una conseguente infiammazione. Altri fattori che possono favorire allo sviluppo dello sperone calcaneare sono le caratteristiche anatomiche (es. piede cavo o pronato), il peso eccessivo. Queste &#8220;<strong>sollecitazioni</strong>&#8221; provocano delle <strong>piccole lesioni</strong> che tendono a <strong>ripararsi spontaneamente</strong> con la <strong>formazione del nuovo tessuto osseo</strong>, da cui risulta lo sperone calcaneare. Il sintomo principale è il dolore al centro del tallone che può irradiarsi alla volta plantare, causando una concomitante <strong>fascite plantare</strong>. Nella forma acuta il dolore è così forte d rendere impossibile l’appoggio del piede a terra. Nelle forme croniche il dolore aumenta al momento del risveglio appena si poggia il piede, si attenua o scompare camminando per ripresentarsi il giorno successivo. La diagnosi è basata sulla visita medica, che può essere adiuvata eami diagnostici (RX e/o ecografia, esami di secondo livello come la RMN). Un <strong>esame baropodometrico</strong> viene consigliato, invece, nel caso sia sospettata una patologia da sovraccarico.</p>
<p>La terapia consiste nell&#8217;uso ortesi (plantare personalizzato con scarico del tallone) e di calzature appropriate con tacco di almeno 2/3 cm. Utile la fisiokinesiterapia con le onde d&#8217;urto, sempre valido per tutte le tendiniti il laser ad alta potenza, gli ultrasuoni, la tecar terapi, i massaggi, le manipolazioni e lo stretching. Particolarmente efficace può essere la mesoterapia con farmaci antiflogistici o omeopatici (recentemente ci si avvale dell&#8217;uso del collagene sempre in mesoterapia). Le infiltrazioni locali con cortisone dovrebbe essere prese in considerazione solo nei casi ribelli agli altri trattamenti per la presenza di effetti collaterali. Nei pazienti che non hanno tratto alcun beneficio dalla terapia conservativa (o nel caso in cui questa non fosse più sufficiente), può essere indicata l&#8217;<strong>asportazione chirurgica</strong><strong> </strong>dello sperone calcaneare. Lo scopo dell&#8217;intervento consiste nell&#8217;eliminare il dolore e nel ripristinare il movimento articolare. La rimozione dello sperone calcaneare avviene dapprima con la <strong>chirurgia mininvasiva</strong>, poi, in caso di recidiva della patologia, con <strong>correzioni più complesse </strong>del retropiede.</p>
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		<title>Dito a scatto (tenosinovite stenosante del ﬂessore)</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2021 15:25:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il dito a scatto si manifesta con uno schiocco associato a dolore che avviene quando i tendini ﬂessori del dito fanno trazione in una porzione della guaina ﬂessoria detta puleggia A1. In pratica i tendini ﬂessori del dito (FSD e FPD) non riescono a scorrere liberamente sotto la puleggia A1 e ciò porta ad un&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2021/10/ditoascatto.png" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36777" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2021/10/ditoascatto-1024x986.png" alt="ditoascatto" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il dito a scatto si manifesta con uno schiocco associato a dolore che avviene quando i tendini ﬂessori del dito fanno trazione in una porzione della guaina ﬂessoria detta puleggia A1. In pratica i tendini ﬂessori del dito (FSD e FPD) non riescono a scorrere liberamente sotto la puleggia A1 e ciò porta ad un brusco scatto quando il nodulo del tendine passa attraverso la puleggia ristretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scatto può avvenire nella ﬂessione e/o nell’estensione del dito e vengono colpiti di preferenza il pollice, il medio o l’anulare con maggior incidenza nelle persone costrette ad eseguire azioni ripetitive di presa, per motivi occupazionali o per hobby. Tra le altre cause del dito a scatto ci sono eventi traumatici, patologie come la gotta, il diabete, l’ipotiroidismo e la rizoartrosi. Si è inoltre osservata una maggiore incidenza nel sesso femminile dopo i 40 anni, causa probabilmente imputabile alla minor produzione di collagene, una sostanza che compone i principali tessuti molli, di cui fanno parte anche i tendini.I pazienti presentano spesso un <strong>nodulo palpabile </strong>nella zona della puleggia A1 cioè a livello della piega palmare distale. Una risoluzione spontanea a lungo termine del dito a scatto è molto rara pertanto se non trattato può restare un disturbo doloroso e sgradevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente il  <em>trattamento non chirurgico  </em>consiste in fisiokinesiterapia ed iniezioni di corticosteroidi nella guaina del tendine. La riabilitazione per questa patologia è molto importante e ha come obiettivi quelli di ridurre la tensione e la rigidità dei tessuti recuperando il più possibile la disfunzione di movimento (tecniche di terapia manuale, come le mobilizzazioni in trazione, il massaggio e trattamento di trigger point. Inoltre la TECAR terapia, magnetoterapia e LASER ad alta potenza , oltre che gli Ultrasuoni possono controllare l’infiammazione e ridurre il dolore mediante la stimolazione biologica del tessuto. Possono essere indicati tutori, più o meno rigidi per ridurre il carico sul tendine infiammato. La chirurgia del dito a scatto è una procedura relativamente semplice, eseguita con il paziente in anestesia locale. L’intervento prevede un’incisione di 1-2 cm nel palmo per identiﬁcare e dividere completamente la puleggia A1.</p>
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