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	<title>Centro Athena Napoli &#187; ultrasuoninapoli</title>
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	<description>Centro Medico ed Estetico</description>
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		<title>La borsite</title>
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		<pubDate>Wed, 24 May 2023 19:09:13 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/borsite.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36953" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/borsite-1024x986.jpg" alt="borsite" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>borsite </strong>è un processo flogistico che interessa una <em>borsa</em>, ossia una delle piccole sacche delle articolazioni o dei diversi piani mio-tendinei. Le borse sierose (conosciute anche come borse sinoviali o borse mucose) sono dunque piccole sacche o cavità che contengono liquido sinoviale  e la cui presenza risulta fondamentale per ridurre al minimo l&#8217;attrito e la frizione tra le parti articolari circostanti, come ad esempio un tendine ed un osso.</p>
<p style="text-align: justify;">Le borsiti possono essere causate da traumi e sollecitazioni eccessive, infezioni batteriche o virali, alcune malattie infiammatorie e reumatiche (es. gotta, malattia reumatica e artrite reumatoide). Le sedi articolari maggiormente esposte a tale rischio di infiammazione sono il <strong>gomito</strong>, la <strong>spalla</strong>, il <strong>ginocchio</strong> e l&#8217;anca. I sintomi più comuni riscontrati nei pazienti affetti da borsite sono dolore, gonfiore e limitazione funzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi è innanzitutto clinica, coadiuvata da esami strumentali (Ecografie, RM, RX, esami ematochimici, analisi del liquido sinoviale). Il trattamento<strong> </strong>differisce <strong>in funzione dell&#8217;eziologia</strong>, della <strong>severità del quadro</strong> clinico e nel caso di eventuali <strong>complicazioni</strong>. Il trattamento prevede innanzitutto l’eliminazione di eventuali cause sottostanti, crioterapia locale, riposo funzionale, l&#8217;immobilizzazione, l&#8217;applicazione di bendaggi elasto-compressi, la terapia antinfiammatoria e/o antibiotica ed infiltrazioni corticosteroidee, fino a trattamenti chirurgici di borsectomia dedicati solo ai quadri severi e cronici. Di assoluta importanza risulta essere una <strong>diagnosi precoce ed adeguata</strong>, a cui far corrispondere una terapia appropriata.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la terapia fisica svolge un ruolo fondamentale specie nelle forme infiammatorie mediante l’utilizzo di terapie fisiche con lo scopo di ridurre il gonfiore e l’infiammazione (laser + crioterapia, criolaserforesi, tecar terapia, ultrasuoni) e successivamente mediante la kinesiterapia indispensabile per ripristinare il fisiologico range articolare delle articolazioni interessate.</p>
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		<title>La distorsione di caviglia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 May 2023 19:06:57 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/ladistorsionedicaviglia.jpg" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36938" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2023/05/ladistorsionedicaviglia-1024x986.jpg" alt="ladistorsionedicaviglia" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La distorsione di caviglia avviene quando  l&#8217;articolazione<strong> è forzata oltre il proprio range articolare. </strong>A questo punto i muscoli, i legamenti e i tendini che la compongono possono subire delle lesioni che vanno dallo stiramento alla rottura. Gli stabilizzatori passivi della caviglia sono i legamenti collaterali laterale e mediale. Il primo (legamento deltoideo), formato da i fasci superficiale e profondo, prende origine dal malleolo tibiale e si inserisce sull&#8217;astragalo esul calcagno, svolgendo la funzione di opporsi ai movimenti di eversione. Il legamento collaterale esterno è invece formato da tre fasci legamentosi ben distinti tra loro e cioè il peroneo astragalico anteriore (P.A.A.), il peroneo-calcaneare (P.C.), il peroneo astragalico posteriore (P.A.P.). Gli stabilizzatori attivi sono il muscolo tibiale posteriore, il flessore comune delle dita e il muscolo flessore lungo dell&#8217;alluce (loggia retromalleolare mediale), i muscoli peroneo breve e lungo (loggia retromalleolare laterale). Nei casi più gravi alle lesioni capsulo-legamentose e mio-tendinee possono associarsi lesioni ossee.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La distorsione più frequente interessa la parte esterna della caviglia con movimenti in inversione o supinazione </strong>(la punta del piede è rivolta verso il basso e la caviglia ruota bruscamente all&#8217;interno). <strong>La distorsione di caviglia è provocata da un trauma</strong> come una caduta, un salto con atterraggio scorretto, camminare su una superficie irregolare. Si possono distinguere <strong>Lesioni di I°</strong> caratterizzate da lesione del PAA, tumefazione e dolore al carico, <strong>Lesioni di II°</strong> con rottura del PAA e PC dolore, infiltrazione ematica delle parti molli periarticolari e limitazione funzionale parziale e <strong>Lesioni di III°</strong> con rottura del PAA, PC e PAP con dolore edema, ematoma e limitazione funzionale totale. In base all&#8217;evento temporale possono essere distinguersi lesioni acute, lesioni recenti su precedenti e lesioni inveterate con instabilità cronica.</p>
<p style="text-align: justify;">La diagnosi è clinica e di norma si procede all’esecuzione di esami radiografici per escludere eventuali lesioni ossee, ecografia ed RMN nei casi più gravi per lo studio dei tessuti molli. Nella fase iniziale delle lesioni di I e II° (per quest’ultime i tempi di recupero sono più lunghi) il trattamento prevede il protocollo RICE (riposo, ghiaccio, compressione elastica, elevazione dell&#8217;arto interessato).<strong> Nei casi più gravi e dove si associano lesioni ossee </strong>è necessario bloccare l&#8217;arto interessato dalla distorsione mediante <strong>bendaggio</strong> o<strong> apparecchio gessato</strong>. Utile l&#8217;uso di farmaci non steroidei e di antiedemigeni. Dopo il primo trattamento viene impostato un programma di controlli ambulatoriali con la funzione di valutare la progressione della guarigione, richiedere eventuali esami di approfondimento, prescrivere terapie fisiche e impostare il protocollo riabilitativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto importanti le <strong>terapie fisiche</strong>  (come ultrasuoni, laser ND-YAG, ionoforesi, tecar, criolaserforesi, etc) che possono aiutare contro l’infiammazione e quindi a velocizzare la ripresa funzionale. Appena sarà recuperato il range articolare e alla diminuzione e/o scomparsa del dolore sarà fondamentale iniziare un percorso di rieducazione propriocettiva ed al passo spesso sottovalutato ma invece fondamentale per prevenire eventuali recidive e/o una instabilità cronica. L’approccio chirurgico è riservato solo ai casi più gravi (spesso nelle lesioni di III°) che minano la stabilità articolare (lesioni acute dove un esame radiografico dinamico mostra un tilt astragalico superiore a 30°, alle lassità croniche post-traumatiche ed alle gravi lesioni acute con lassità costituzionale) e prevedono tecniche ricostruttive in open oppure artroscopiche.</p>
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		<title>Dito a scatto (tenosinovite stenosante del ﬂessore)</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2021 15:25:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il dito a scatto si manifesta con uno schiocco associato a dolore che avviene quando i tendini ﬂessori del dito fanno trazione in una porzione della guaina ﬂessoria detta puleggia A1. In pratica i tendini ﬂessori del dito (FSD e FPD) non riescono a scorrere liberamente sotto la puleggia A1 e ciò porta ad un&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="dt-single-image" href="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2021/10/ditoascatto.png" data-dt-img-description=""><img class="alignnone size-large wp-image-36777" src="https://www.centroathenanapoli.it/wp-content/uploads/2021/10/ditoascatto-1024x986.png" alt="ditoascatto" width="1024" height="986" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il dito a scatto si manifesta con uno schiocco associato a dolore che avviene quando i tendini ﬂessori del dito fanno trazione in una porzione della guaina ﬂessoria detta puleggia A1. In pratica i tendini ﬂessori del dito (FSD e FPD) non riescono a scorrere liberamente sotto la puleggia A1 e ciò porta ad un brusco scatto quando il nodulo del tendine passa attraverso la puleggia ristretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scatto può avvenire nella ﬂessione e/o nell’estensione del dito e vengono colpiti di preferenza il pollice, il medio o l’anulare con maggior incidenza nelle persone costrette ad eseguire azioni ripetitive di presa, per motivi occupazionali o per hobby. Tra le altre cause del dito a scatto ci sono eventi traumatici, patologie come la gotta, il diabete, l’ipotiroidismo e la rizoartrosi. Si è inoltre osservata una maggiore incidenza nel sesso femminile dopo i 40 anni, causa probabilmente imputabile alla minor produzione di collagene, una sostanza che compone i principali tessuti molli, di cui fanno parte anche i tendini.I pazienti presentano spesso un <strong>nodulo palpabile </strong>nella zona della puleggia A1 cioè a livello della piega palmare distale. Una risoluzione spontanea a lungo termine del dito a scatto è molto rara pertanto se non trattato può restare un disturbo doloroso e sgradevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente il  <em>trattamento non chirurgico  </em>consiste in fisiokinesiterapia ed iniezioni di corticosteroidi nella guaina del tendine. La riabilitazione per questa patologia è molto importante e ha come obiettivi quelli di ridurre la tensione e la rigidità dei tessuti recuperando il più possibile la disfunzione di movimento (tecniche di terapia manuale, come le mobilizzazioni in trazione, il massaggio e trattamento di trigger point. Inoltre la TECAR terapia, magnetoterapia e LASER ad alta potenza , oltre che gli Ultrasuoni possono controllare l’infiammazione e ridurre il dolore mediante la stimolazione biologica del tessuto. Possono essere indicati tutori, più o meno rigidi per ridurre il carico sul tendine infiammato. La chirurgia del dito a scatto è una procedura relativamente semplice, eseguita con il paziente in anestesia locale. L’intervento prevede un’incisione di 1-2 cm nel palmo per identiﬁcare e dividere completamente la puleggia A1.</p>
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